Degrado degli Scavi di Palazzo Zanca

11 marzo 2008 | Di Mauro Longo | Categoria: Altro

immagine-vico-della-neve2.jpgNel cuore di Messina, nei cortili interni di Palazzo Zanca, sede degli uffici dell’Amministrazione comunale, è possibile vedere i resti archeologici di una via medievale, il Vico della Neve, scomparso secoli orsono sotto gli strati della città più moderna e riportato alla luce nel corso di alcune campagne di scavo degli anni scorsi.

L’indagine archeologica, effettuata sotto il controllo della Soprintendenza ai Beni Archeologici di Messina e iniziata nel 1988, ha infatti permesso di indagare un complesso di edifici che ruota intorno ad un piccolo vicolo, largo circa 3 metri, riconosciuto come il Vico della Neve e adibito forse a ospitare delle neviere, depositi di neve e ghiaccio da impiegare per la conservazione dei cibi, come antiche ghiacciaie.

In una città come la nostra, povera di attestazioni e ricordi della propria storia, afflitta nel corso dei secoli da numerosi terremoti, altrettanto numerose ricostruzioni e un pesantissimo bombardamento americano, uno scavo come questo avrebbe dovuto avere di certo un risalto maggiore, considerata anche la posizione così centrale del ritrovamento.

immagine-vico-della-neve.jpgInvece, come spesso avviene, terminato il momento per la ricerca, non è mai arrivato quello per la conservazione, la musealizzazione e la valorizzazione. Un progetto ancora in corso d’opera, interrotto anche per il commissariamento del nostro Comune, prevedeva l’istituzione e l’apertura al pubblico di un Antiquarium che avrebbe dovuto preparare didatticamente alla visita ed esporre i reperti provenienti dagli scavi. Insomma un progetto per realizzare una finestra sul passato di Messina, per mostrare uno scorcio della città medievale, sommersa per sempre dalle macerie del tempo.

Invece a Messina tutto finisce nel paradossale.

Quello che è stato scavato “dalla Soprintendenza” (come si legge dai rapporti scientifici pubblicati) non è stato mai messo in sicurezza o tutelato da interventi di conservazione, mentre il compito della Soprintendenza sarebbe proprio quello di tutelare il patrimonio archeologico, non di scavare, indagare e ricercare.

Quindi, oggi, a Palazzo Zanca, c’è uno scavo aperto e lasciato non certo in condizioni di sicurezza, esposto all’incuria degli elementi, degli impiegati comunali e dei visitatori, dotato solo di un minuscolo cartello segnalatore, invaso dalle erbacce, dalla spazzatura e, in inverno, dalle pozzanghere.

A che serve indagare il passato, a che serve scavare, se poi le strutture vengono abbandonate al degrado, se poi non si preparano pannelli informativi, se poi i reperti ritrovati invecchiano in qualche magazzino della Soprintendenza?

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