La Storia abbandonata al degrado. Il Monastero di San Filippo il Grande

29 marzo 2008 | Di Mauro Longo | Categoria: Altro

san-filippo.JPGQuando il Monastero di San Filippo il Grande, gioiello dell’architettura religiosa siciliana, fu acquistato dall’ente pubblico e destinato a risistemazione, restauro e messa in fruizione, conservava ancora tutti gli ambienti in stato eccellente, con arredi, suppellettili, libri, mobilia e oggetti vari, riferibili al suo ultimo periodo di vita.

A decenni di distanza, decenni di incuria, abbandono criminale e indifferenza, tutto è stato saccheggiato e distrutto da ladruncoli, vandali, collezionisti di dubbia moralità e semplici devastatori del bene pubblico.

Colpevole ovviamente l’ignoranza, la miseria morale ed economica, l’incoscienza del proprio patrimonio collettivo. Colpevole in sommo grado chi tutto questo patrimonio doveva proteggerlo per i suoi legittimi proprietari, i cittadini, e perpetuarlo alle generazioni future.

Siamo talmente abituati, a Messina, al ribaltamento dell’ordine normale delle cose, che nessuno si lamenta più formalmente se un patrimonio pubblico viene criminalmente abbandonato e praticamente devastato dal latrocinio e dal vandalismo.

Come se non fosse cosa nostra, bene pubblico.

Così, acquistata con soldi pubblici dai nostri amministratori, da coloro che paghiamo ANCORA con denaro nostro per gestire al meglio la nostra città e il nostro territorio, la ricchezza del Monastero di San Filippo è stata gettata alle erbacce, senza che coloro che paghiamo SEMPRE con i nostri soldi per tutelare questi beni (leggasi Soprintendenza dei Beni Architettonici), abbia provato o sia riuscita a fermare questo scempio.

Eppure il Monastero di San Filippo “per bellezza e comodità di stanze, per frescura di giardini e di fontane, per il sito piano ed eminente, per l’aere salubre, è tenuta per il più bel luogo tra l’altre abbadie, di S. Basilio in Sicilia“, come ci dicono i commentatori del passato, che lo hanno potuto vedere in condizioni molto migliori di quelle presenti.

Esso sorge a sette km a sud del centro urbano, “fuori porta dei legni“, lungo la fiumara di Pistunina o Contesse e fu eretto attorno alla grotta, ancora visitabile, che si ritiene sia stata abitata intorno al IV-V secolo da San Filippo di Agira. Organizzato su strutture preesistenti, di prima età greco-bizantina, esso fu definitivamente fondato in età normanna nel 1145.

Il Monastero riuscì ad accentrare attorno alle proprie strutture e pertinenze la popolazione della vallata, contribuendo in maniera determinante alla creazione del villaggio di San Filippo: i dissodamenti e le messe a coltura, l’impianto di specie vegetali, l’organizzazione della produzione e degli scambi (anche quelli, legati alla seta, peculiarissima della storia della nostra città), l’insediamento del nucleo abitativo, il coordinamento “politico” e culturale della zona, tutto questo si svolgeva in nome e sotto il controllo dei monaci.

Dopo secoli di storia gloriosa e decenni di degrado che la hanno quasi del tutto cancellata, la nuova condizione del Monastero di San Filippo il Grande è quello di una gestione privata, affidata dalla scorsa amministrazione al Consorzio Itinerari Basiliani.

Come spesso succede nel nostro Paese, i privati, quando animati da intenzioni virtuose, sono la soluzione migliore alle colpevoli mancanze del pubblico. E così il Consorzio, che non riceve alcun compenso o rimborso di gestione da parte di alcun ente pubblico, si sta prodigando ormai da due anni a mettere in sicurezza le strutture e aprirle alla visita, tagliare le erbacce, montare palchi e tendoni, organizzare mostre, attività e incontri per poter ridonare alla cittadinanza questo bene.

L’opera è meritoria, ma quando questo immenso patrimonio storico, architettonico, archeologico, culturale e religioso della nostra città sarà oggetto di un programma definitivo, intelligente e a lunga scadenza?

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