1984

10 aprile 2008 | Di Mauro Longo | Categoria: Cultura e Società

1984.jpgScritto nel 1948, uno dei libri più famosi del secolo scorso, è la visione negativa e cupa di un futuro visto 36 anni prima.

L’inglese George Orwell disegna quella che viene chiamata una “distopia”, un’utopia negativa, un mondo sognato, pensato nel modo più nero e pessimista possibile. All’indomani della Seconda Guerra Mondiale, dopo la follia fascista e quella nazista, dopo gli stermini, gli orrori della propaganda nazionalista, la paura del comunismo dilagante, del potere dei nascenti mezzi di comunicazione (e controllo) di massa, Orwell prende le paure del suo tempo e le erige a sistema.
Oceania, Eurasia ed Estasia, le tre superpotenze che si dividono il mondo, combattono perennemente tra loro, non per ideali o volontà di conquista, ma solo per l’esigenza strategica di tenere i cittadini-sudditi sotto uno stato di terrore e legge marziale permanente. Un Grande Fratello, capo del Partito Unico, sorveglia tutti tramite telecamere poste in ogni casa e in ogni angolo e irradia una propaganda da ogni schermo televisivo, da manifesti affissi su tutti i muri, blandendo le menti, obnubilando le coscienze, azzerando il libero arbitrio e addormentando la volontà e la consapevolezza individuale. Sorretto da un partito organizzato come una setta, supportato da polizie asservite e fanatiche, a capo di tutti i mezzi di informazione e di dipartimenti interi che cancellano e riscrivono continuamente archivi e libri di storia, in grado di sfornare slogan folli e geniali come “la guerra è pace”, “la libertà è schiavitù”, il Grande Fratello è il vertice di una società, di una politica e di una civiltà umana immaginate da Orwell come le peggiori possibili.

Dapprima dubbioso del sistema, poi ribelle (in un gruppo creato appositamente dal Grande Fratello per monitorare e stanare i suoi oppositori), catturato e sottoposto alle doverose torture e ad un terribile ricondizionamento, il protagonista dopo lunga prigionia viene infine condotto nella terribile “Stanza 101”, dove termina il procedimento che lo rende un perfetto cittadino-zombie, dona del tutto la sua anima allo Stato e si consegna felice al boia, convinto della propria consapevolezza.

Cosa ci dice oggi un testo come 1984, scritto sessant’anni fa, in un altro secolo, in un altro mondo? Ci può ancora parlare? Ci può insegnare qualcosa?
Concentrato di tutte le paure del secolo scorso, esso ci può in parte fare riflettere ma risulta abbastanza superato. Il Grande Fratello è solo una trasmissione televisiva di serie b, le nazioni sono ancora duecento, di cui alcune decine davvero sovrane, indipendenti e liberamente in grado di autodeterminarsi, i partiti unici non esistono quasi più, i media sono asserviti ancora a tanti padroni diversi e le nostre coscienze ce ne obnubiliamo da soli.
Oggi i nostri problemi sono altri. Abbiamo in cantiere diverse decine di conflitti armati, una grande guerra strategica mondiale mascherata da scontro di civiltà, una catastrofe ambientale globale irreversibile in atto e un superclan di potentissimi multimiliardari a capo di nazioni e multinazionali che decidono i destini del pianeta.
Ce n’è abbastanza per scrivere un altro romanzo.
Chiamiamolo 2043, ambientiamolo a 36 anni da oggi e vediamo come viene.

M.L.

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