“Domenica In”: c’è anche chi scopre il Verminaio…

30 novembre 2008 | Di Staff Messina News | Categoria: Cultura e Società, Focus

con soli 10 anni di ritardo…

Forse perchè siciliani, e messinesi in particolare, o forse perchè rapiti da quelle morti in serie, di poliziotti, giornalisti e giudici che negli anni 90 hanno prodotto la fine della lotta alla mafia in Italia, o forse per il quotidiano che si vive in questa città che alcuni hanno definito “babba”. Insomma, sono queste le motivazioni principali che nel tempo ci hanno fatto appassionare alle storie di mafia. Nell’ultimo incontro alla Provincia si sono fatti nomi e cognomi di magistrati collusi con la mafia. Forse è per questo che le televisioni locali hanno preferito obliare su quell’affollato convegno cittadino realizzato dopo il suicidio del prof. Adolfo Parmaliana? Mesi prima un preside dell’Università di Messina aveva revocato l’autorizzazione per una conferenza che vedeva il fratello di Paolo Borsellino tra i relatori. Motivazioni chiare: “Io la stimo Borsellino, quando vuole venga a Messina che ci prendiamo un caffè, ma non posso farla parlare nelle aule della mia facoltà”. Ma non chiamatela mafia signori. Questa è la normalità della nostra città, della nostra università. Censura sui media locali se qualcuno parla concretamente di mafia e massima visibilità alle commemorazioni dei giudici uccisi dalla mafia (dove spesso trovi perfino mafiosi oltre che collusi con Cosa Nostra a dire quanto era bravo Falcone, quanto era bravo Borsellino).Così non abbiamo voluto commentare immediatamente l’intervento televisivo dei rappresentanti degli universitari messinesi che a “Domenica In” dovevano difendere l’onore dei nostri studenti.  Non si tratta infatti di un problema di concorsi truccati come vorrebbero farci credere. Lo scandalo che è scoppiato dimostra solo che l’Università di Messina continua ad essere il “Verminaio” di 10 anni fa. La scorsa settimana i rappresentanti hanno disertato la trasmissione per non parlare male del loro Rettore e dei professori coinvolti nello scandalo, oggi invece altri rappresentanti sono andati in trasmissione per ripetere ciò che ha detto il Rettore al Senato accademico (“nessuno scandalo se a vincere i concorsi sono soprattutto figli di professori” e “serve un’ispezione ministeriale degli ultimi 10 anni di gestione dell’Ateneo”). Insomma niente di nuovo sotto il sole. In questi 10 anni però l’ispezione, i rappresentanti degli studenti, non l’hanno mai chiesta. E da anni questi stessi rappresentanti negano qualsiasi sporcizia nella gestione dell’ateneo. E allora? O andava tutto bene prima ed il problema è la vicenda che riguarda Tomasello, oppure qualcuno ha coperto prima ed ora farebbe bene a non allinearsi, perchè gli studenti non sono poi così tonti. Ed infatti qualche rappresentante non si è allineato e ha detto cose condivisibili.

La cosa più triste: quando si è parlato di Matteo Bottari.

Qui l’approssimazione di Giletti ha toccato i massimi livelli. “Ah, poi è anche morto un professore…Bottari”. Si, “anche” questo succede all’Università di Messina: solo che l’omicidio a colpi di lupara di un docente, le indagini che ne sono seguite (con arresti eccellenti, registrazioni inquietanti, finti reati costruiti ad arte, ambigue assoluzioni, ecc.) e tutto quello che ne è uscito fuori non può essere considerato meno importante dei concorsi truccati. Basterebbe risolvere l’omicidio Bottari per mettere a nudo i problemi di questa università, anzi di questa città. Dell’omicidio Bottari si dovrebbe parlare. Ed è per questo che dell’omicidio Bottari si parla poco, quasi nessuno chiede giustizia per quel delitto e allo stesso tempo si verificano continui insabbiamenti. Certo, poi i rappresentanti di “Domenica In” si ricordano anche di Bottari che “è morto”, “lo hanno ucciso” suggerisce Giletti. E dunque scopriamo che c’è chi ha il coraggio di ricordarlo. Come se parlassimo di un eroe di mafia (del calibro di Falcone, Borsellino, ecc.) o di una vittima innocente (come i morti “accidentali” della faide di camorra in Campania). Anche questa è collusione con il Sistema. Far finta che il professor Matteo Bottari sia stato ammazzato per un pizzo non pagato (o cose simili) serve solo a distrarre l’attenzione. Il vero coraggio è chiedere giustizia. Il vero coraggio è dire: vogliamo sapere perchè è stato ammazzato Bottari e chiedere: “chi ha ordinato il suo omicidio?”. Il vero coraggio è parlarne con gli studenti, organizzare assemblee e poi cortei, chiedendo ai magistrati di fare luce su queste vicende (visto che sono passati 10 anni e la giustizia sembra essersene lavata le mani)

Per oggi è tutto, ma presto parlaremo anche di “Ammazzeteci Tutti” e della vera lotta alla mafia.

Similar Posts:

Tags: , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,
Email This Post Stampa questo articolo

Lascia un commento