Ponte, Politica e Cultura
19 dicembre 2009 | Di Staff Messina News | Categoria: Cultura e Società, Politica
Il problema è culturale!
A Messina in particolare. Torniamo a ribadirlo l’ennesima volta.
Dal Ponte a villa Dante, dalle scuole agli svincoli incompiuti, la storia è sempre la stessa.
Sono problematiche ben conosciute da tutti. In tanti, tantissimi, hanno preso applausi parlandone, ma i fatti, quelli che contano, continuano a mancare. Perché?
Perché una politica show ha bisogno di parole, non certo di fatti. Così qualche anno fa si riteneva seria una manifestazione contro il Ponte dove venivano accolti con ogni onore i soci delle società private di traghettamento! Un minimo di buon senso avrebbe almeno preteso che gli organizzatori si facessero (e facessero pubblicamente) qualche domanda in proposito. Ed invece domande non ne fanno nemmeno ora che a quelle persone non serve più strumentalizzare il “no al Ponte” e dunque non hanno interesse a scendere in piazza a farsi pubblicità.
Senza parlare, poi, della politicizzazione di questa “battaglia”. Ad iniziare da quelle bandiere “No Ponte” con il simbolo della pace che non c’entrano proprio nulla e risultano del tutto fuori luogo, per finire con gli “esperti”, invitati ai convegni, che collegano la mancata costruzione del Ponte con il ritorno del Messina Calcio in serie A.
E vogliamo parlare della mafia? La cui presenza deve, secondo l’opinione dei nopontisti professionisti, pesare sulle scelte che una comunità decide di compiere. Ragionamenti preistorici.
E poi ci si meraviglia se non sono (non siamo) stati capaci di evitare l’inizio della costruzione del Ponte? (in una città come la nostra, bella come poche, ma troppo maltrattata e che, con la costruzione dei pilastri del Ponte, subirà l’ennesimo stupro).
Il discorso che facciamo per il Ponte vale per tutto. Dalle Università&Scuole senza rappresentanti*, al lavoro che manca, con i sindacati locali che, ciononostante, non conoscono crisi e continuano ad arricchirsi. E poi ci meravigliamo dei corsi di formazione fantasma, della mancanza di idee, dell’avanzata in politica dei peggiori… È la normalità in una città che fa fatica a pensare.
Manca cultura, manca cioè la consapevolezza di ciò che si è e di dove si va.
Ecco perché la politica ci divide in tifosi, di destra e di sinistra.
Un Ponte che farà fare un balzo in avanti, sia economico che sociale, all’intera città, gridano da una parte (esattamente come dicevano del Messina Calcio in serie A qualche anno fa…). Un Ponte che arricchirà la mafia, ribattono gli altri. Queste sono alcune delle argomentazioni delle due parti. Rendiamoci conto di quello che dicono!
Un Ponte, la cui costruzione creerà disagi enormi in una città dove la viabilità è il principale dei problemi**, dovrebbe essere la nostra “possibilità”. E se finisce come gli svincoli e costruiscono solo i pilastri?
In fondo un’autostrada decente che ci colleghi al centro del Paese ancora, dopo anni, non l’abbiamo, è lecito dubitare delle capacità e delle intenzioni, oppure no? Logicamente se un’opera è necessaria (pensiamo ad esempio a svincoli e parcheggi) essa va comunque realizzata, ma non possiamo pensare lo stesso del Ponte sullo Stretto.
Il Ponte, a prescindere dall’essere favorevoli o contrari alla sua costruzione, non è certo un’opera necessaria. Questo è un dato di fatto. Ma intanto dicono che è la nostra “possibilità”.
Sono 20 minuti i minuti che occorrono per attraversare lo Stretto. 20 minuti, non 3 ore!
Si paga per attraversare con i traghetti, è vero, ma che forse non si pagherà anche il passaggio sul Ponte? Naturalmente si pagherà anche quello.
Vantaggi economici? Sicuramente si, ma solo per chi riuscirà ad entrare nel business del Ponte. E non aspettatevi miracoli nel trasporto delle merci (l’autostrada sempre quella è). Non aspettatevi nemmeno lo sviluppo di nuove imprese, la crescita economica non potrà che riguardare gli imprenditori già affermati. E non ci sarà alcuno sviluppo economico e sociale generale, perché sono favolette per bambini quelle che si sentono raccontare dai denigratori di Keynes. Ci sarà lavoro, certamente. Sempre che permettano ai nostri architetti, ingegneri ed operai di mettersi all’opera.
Insomma non lo vediamo questo sviluppo che, ci dicono, il Ponte porterà.
Invece bisogna mettere l’Uomo al centro del mondo e non la “cosa”, in questo caso un ponte, al centro della società. Quest’ultima si deve basare su valori umani, non su valori economici.
Avete visto la crisi economica?
Anticipata su internet già dal 2005, è stata determinata da giochetti finanziari posti in essere dalle banche.
Spezzettavano in mille cambiali i debiti dei cittadini, garantiti sulle ipoteche delle case, e li rivendevano ad altre banche, triplicando, quadruplicando, decuplicando gli interessi. Poi è scoppiata la bolla immobiliare, con i prezzi delle case che sono andati giù, così che ai debitori è convenuto non pagare e perdere la casa. E così quei debiti rivenduti dalle banche ad altre banche, decuplicati dagli interessi, sono diventati carta straccia e molte banche sono fallite (e si sono visti alcuni cittadini in fila per ore per riscuotere i risparmi di una vita, ed altri, invece, disperati perché avevano appena saputo di aver perso tutti i loro soldi).
Ma hanno salvato le banche, anziché salvare le famiglie. Ecco i terribili danni che la finanza speculativa, tanto esaltata negli ultimi decenni, ha prodotto.
E tutto questo rientra nella logica della considerazione del denaro prima dell’uomo.
Sul piano politico possiamo dirlo senza paura di smentita: il classismo marxista ha fallito, così come ha fallito il classismo di destra.
Sintesi di popolo bisogna ricercare, anche perché la nostra società è ormai divisa in mille categorie di persone. Se non si cerca la sintesi attorno ad un’idea, cosa accade? Semplice l’oligarchia tende a prevalere.
Non puoi, infatti, conciliare il pubblico con il privato e gli interessi degli uni e quelli degli altri, se non hai idee.
Eppure oggi la politica è proprio questo. Una ricerca di consenso provvisorio slegato da qualsiasi tipo di idea. Le idee sono il male. Il diavolo è il dialogo. La forma, proprio perchè senza contenuti, è tutto.
Perché i nostri giovani non pensano e si schierano per tifo? Manca cultura. Avete mai visto a Messina un’associazione nata per stimolare cultura e non per fare politica clientelare?
Cosa succede? Succede che vengono teorizzate e organizzate associazioni che dicono apertamente di non voler fare politica, di non volersi schierare, e di voler solo promuovere cultura e sviluppo. Ecco i classici esempi di manifestazioni oligarchiche***.
Ciò che stiamo per dire è una cosa che nessuno ha mai detto in questa città.
“Bisogna schierarsi! Un’associazione, soprattutto se formata da giovani deve esprimere le sue idee. Perché no? Perché bisogna fingere che non si hanno idee, se si hanno? E come può farsi cultura senza idee Politiche? Come può formarsi cultura in una città se non c’è dialogo tra associazioni, tra cittadini, tra Istituzioni, associazioni e cittadini? Come può esistere Libertà se i giovani non dialogano tra loro e fingono di non avere idee, o se non ne hanno? Chi scende in campo dicendo di non voler fare politica, per cosa scende in campo? Per farsi gli affari suoi! La Politica governa il territorio, ma se, come a Messina, c’è solo piccola politica senza idee, non bisogna voltarsi dall’altra parte o tifare per ottenere qualche posticino all’ombra di Tizio o Caio, ma pretendere di fare un tipo di Politica diversa. E, così, cambiare le cose”Nessuno si preoccupi, lavoreremo per tornare alla Politica
* perché quelli che ci sono rappresentano solo se stessi. Ecco perché gli studenti non ottengono mai nulla, se non grandiose ma finte proteste
**è bastato regolamentare l’accesso delle auto al Policlinico perché tutta la circolazione veicolare cittadina ne risentisse
***ecco perché a Messina un’associazione può nascere poche settimane prima delle elezioni e trovare consenso. Accade grazie alle logge, che rimangono nascoste, ma determinano le scelte di chi è rimasto a “tifare”. Non sono un male assoluto le logge massoniche, il male assoluto è l’assenza di associazioni libere, in grado di valorizzare il dialogo, il confronto, la cultura.


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