La vergogna delle foibe

10 febbraio 2009 | Di Staff Messina News | Categoria: Storie di martiri ed eroi



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26 commenti
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  1. ACQUI TERME (AL) Via Martiri delle Foibe
    ALBIGNASEGO (PD) Via Martiri delle Foibe
    ANTRODOCO (Rieti) Giardino “Martiri delle Foibe”
    AREZZO Largo Martiri delle foibe
    ARONA (NO) Largo Martiri delle foibe
    ASSISI (Perugia) Via Martiri delle Foibe
    AVEZZANO (L’AQUILA) Via Martiri delle Foibe
    BANCINA (Palermo) Via Martiri delle Foibe
    BARI Via Martiri delle Foibe
    BELLUNO Piazzale Vittime delle foibe
    BENEVENTO Piazzale Martiri delle foibe
    BRESCIA Via Foiba di Basovizza
    BRINDISI Via Martiri delle Foibe
    BUSSOLENGO (VR) Via Martiri delle Foibe
    CAGLIARI Parco Martiri delle Foibe
    CALOLZIOCORTE (Lecco) Parco Martiri delle Foibe
    CASALE MONFERRATO (Alessandria) Via Vittime delle Foibe
    CASPERIA (Rieti) Via Martiri delle Foibe
    CASTELLABATE (Sa) Via Martiri delle Foibe
    CASTELLABATE (Sa) Via Norma Cossetto
    CASTELNUOVO DEL GARDA (Vr) Via Martiri delle Foibe
    CEGLIE MASSAPICA (BR) Via Martiri delle Foibe
    CERIGNOLA
    CERVETERI (Roma) Via Martiri delle Foibe
    CHIUPPANO (VI) Via Martiri delle Foibe
    CIVITANOVA MARCHE (MC) Via Martiri delle Foibe
    CIVITAVECCHIA Parco Uliveto intitolato ai Martiri delle Foibe
    CIVITAVECCHIA (Roma) Targa ai Martiri delle Foibe
    COMO Giardini Martiri delle Foibe istriane
    CONEGLIANO VENETO (TV) Via Martiri delle Foibe
    CORTEMAGGIORE (Piacenza) Via Martiri delle Foibe
    CRESCENTINO (Vc) Via Martiri Delle Foibe
    DESENZANO DEL GARDA (BS) Via Martiri delle Foibe
    FERMO (AP) Viale Martiri delle Foibe
    FIRENZE Via Martiri delle Foibe
    FONDI (LT) Piazza Martiri delle Foibe
    FORLI’ Viale Martiri delle Foibe
    GRADO (Gorizia) Piazza Martiri delle Foibe
    GROSSETO Piazza Martiri delle Foibe istriane
    GUIDONIA MONTECELIO (Roma) Piazza Martiri delle Foibe
    JESOLO (VE) Via Martiri delle Foibe
    LANCIANO (Chieti) Piazza Martiri delle Foibe
    LECCO Riva Martiri delle foibe
    LEONESSA (Rieti) Largo dei Martiri delle Foibe Istriane
    LIMBIATE (Milano) Piazza Martiri delle Foibe
    LOANO (SV) Via Martiri delle Foibe
    MAIOLATI SPONTINI (AN) Largo Martiri delle foibe
    MARINA DI PISA Via Martiri delle Foibe
    MILANO Largo Martiri delle foibe
    MODENA Via Martiri delle Foibe
    MONTEBELLUNA Piazzale Vittime delle foibe
    MONTECHIO MAGGIORE (Vicenza) Via Martiri delle Foibe
    MONTEROTONDO Piazza Martiri delle Foibe
    NOVENTA VICENTINA (Vicenza) Via Vittime delle Foibe
    ONARA DI TOMBOLO (PN) Via Martiri delle Foibe
    ORISTANO Via Martiri delle Foibe
    PAGNACCO (UD) Piazzale Martiri delle Foibe
    PALERMO Via Foibe
    PISA Via Martiri delle Foibe
    PISTOIA Via Martiri delle Foibe
    PORTOMAGGIORE (FE) Via Martiri delle Foibe
    PRATO Via Martiri delle Foibe
    RECANATI (Macerata) Via Martiri delle Foibe
    RIVA DEL GARDA (Trento) Largo Caduti delle Foibe
    RIVAROLO CANAVESE (Torino) Via Vittime delle Foibe
    ROBECCO SUL NAVIGLIO Via Martiri delle Foibe
    ROCCA DI BERGAMO Via Martiri delle Foibe
    ROMA Largo delle Vittime delle Foibe istriane
    RONCHI DEI LEGIONARI (GO) Via Martiri delle Foibe
    ROVERETO (TN) Piazza Vittime delle Foibe
    SALO’ (Brescia): Galleria Martiri delle Foibe
    SALO’ (Brescia): Via Martiri delle Foibe
    SAN LAZZARO DI SAVENA (BO) Via Martiri delle Foibe
    SAN PIETRO DI LAVAGNO (VR) Via Martiri delle Foibe
    SAN SEVERO (FG) Largo Vittime delle Foibe
    SANREMOSanremo (Imperia) Via Martiri delle Foibe
    SCAFATI (SA) Via Martiri delle Foibe
    SERVIGLIANO (Ascoli Piceno) Via Martiri delle Foibe
    SETTIMO TORINESE (TO) Via Martiri delle Foibe
    SIMERI CRICHI (Catanzaro) Piazza Vittime delle Foibe
    TERAMO Via Martiri delle Foibe
    TERMOLI (CB) Largo Martiri delle foibe
    TRENTO Via Vittime delle Foibe
    TRIESTE Monumento dedicato ai Martiri delle Foibe
    TRIESTE Via Largo don Francesco Bonifacio
    TRIESTE Via Norma Cossetto
    VENTIMIGLIA (Imperia) Via Martiri delle Foibe
    VICENZA Via Martiri delle Foibe
    VIGEVANO (PV) Via Martiri delle Foibe
    VILLAFRANCA LUNIGIANA (Massa-Carrara) Piazza Vittime delle Foibe
    VITERBO Largo Martiri delle Foibe istriane
    VITTORIA Via Martiri delle Foibe
    VOGHERA (PV) Via Martiri delle Foibe
    VOLPIANO (TO) Via Vittime delle Foibe

    “LE FOIBE” tombe senza nomi e senza fiori dove regna il silenzio dei morti e …..il silenzio dei vivi

  2. “LE FOIBE” tombe senza nomi e senza fiori dove regna il silenzio dei morti e …..il silenzio dei vivi

  3. STRAGE DI VERGAROLLA – 18 AGOSTO 1946

    La pulizia etnica voluta da Tito a danno degli italiani, ed ammessa senza mezzi termini dai suoi massimi luogotenenti quali Gilas e Kardelj, ebbe il momento di punta negli eccidi delle foibe, proseguiti a lungo, anche dopo la guerra, in spregio al diritto positivo, e prima ancora, a quello naturale.
    Un episodio di particolare e tragica efferatezza, che conviene proporre al ricordo di tutti, fu la strage di Vergarolla, compiuta nei pressi di Pola il 18 agosto 1946, sedici mesi dopo la fine del conflitto: in una giornata di festa, elementi dell’OZNA, la polizia politica jugoslava, fecero brillare 28 mine di profondità (contenenti esplosivo per circa dieci tonnellate) che erano state depositate sulla spiaggia, provocando un centinaio di Vittime.
    Fu un atto intimidatorio per costringere la popolazione italiana ad abbandonare Pola, con un esodo in massa che coinvolse il 92 per cento degli abitanti. Ufficialmente, la paternità della strage rimase ignota per molti anni, anche se tutti sapevano quale ne fosse la matrice, ma in tempi recenti l’apertura degli archivi inglesi di Kew Gardens (Foreign Office) ha permesso di mettere in chiaro la verità, con i nomi degli esecutori materiali.
    Vergarolla fu un atto proditorio e vile, compiuto a danno di una popolazione inerme, richiamata anche da una manifestazione sportiva, e costituita in buona misura da bambini, donne ed alcune persone anziane: le 64 Vittime identificate avevano un’età media di 26 anni. Per molti altri, fu impossibile ricomporre i poveri resti, letteralmente disintegrati dall’esplosione.
    Ecco i Nomi delle Vittime conosciute (per ciascuna, con indicazione dell’età): quelli contrassegnati dall’asterisco si riferiscono a coloro che vennero sepolti in una tomba comune eretta nel Cimitero di Monte Giro a cura di Vittorio Saccon, un cittadino di Pola che nell’eccidio aveva perduto un numero assai elevato di familiari.

    BALDUCCI Leambruno 25
    BERDINI Amalia 34
    *** BERDINI Emilio 36
    BERDINI Luciana 5
    BERDINI Ornella 32
    BRANDIS Alberto 3
    BRANDIS Ferruccio 34
    BRANDIS Ida 31
    BRESSAN Gigliana 23
    BRESSAN Salvatore 27
    BRONZIN Francesca 41
    CHERPAN Paolo 24
    *** DEBONI (Lussi) Maria 37
    *** DINELLI (HEGEDICH) (Mamma) Amalia 36
    *** DINELLI (Nonna) Giovanna 60
    *** DINELLI (Papa’) Olao 37
    *** DINELLI (Sorella) Norina 6
    DINELLI (Zio e fratello di Olao) Otello 24
    *** GIURINA Nadia 11
    *** LUCHEZ Rosina 19
    *** MARAN Valeria 50
    MARCHI Silvana 5
    *** MARCHI (Deboni) Caterina 31
    *** MARESI Franco 8
    *** MARESI Graziella 5
    *** MARESI (Gilve) Jolanda 28
    *** MARESI Milena 3
    *** MARINI Liliana 23
    MARTIN Argia 42
    MARTIN Nicolò 20
    *** MICHELETTI Alberto 37
    MICHELETTI Carlo 9
    *** MICHELETTI Enzo 4
    *** MICHELETTI (Maresi) Caterina 37
    MINGARONI Palmira 50
    MINGARONI Riccardo 49
    MUGGIA Vitaliano 10
    NICCOLI Marialuisa 12
    NOVAK (in Toniolo) Maria 48
    QUARANTOTTO Anita 37
    RICATO Aurelio 10
    ROCCO Camilla 30
    ROCCO Gianna 5
    ROCCO Licia 8
    ROCCO Mario 36
    ROICI Ginanfranco 12
    ROICI Lucio 15
    *** RUPILLO (Crosilla) Adelina 24
    SABATTI Francesco
    *** SACCON Fulvio 3
    *** SACCON Riccardo 50
    *** SACCON Trifone 42
    *** SACCON (Contus in Saccon) Emma 50
    *** SACCON (Faraguna in Saccon) Stefania 31
    SPONZA Alberto 55
    SUCCI Carlo 6
    TONIOLO Francesco 45
    VICCHI Vilma 23
    VIDOVICH (ved. Mingaroni) Giovanna 72
    VIVODA Sergio 8
    *** VOLCHIERI Alfredo 28
    *** VOLCHIERI Jolanda 34
    ZAVERSNICH Francesco 30
    ZELESCO Edmondo 6

    Dalla strage di Vergarolla, come dal genocidio programmato a danno degli italiani di Venezia Giulia e Dalmazia, sono passati oltre 60 anni: tanti, ma non troppi per coloro che piangono i propri Caduti, e per i pochi superstiti che ricordano con raccapriccio quella tragedia agghiacciante, e la perversità delle sue motivazioni.
    Qui, si vuole soltanto rammentare il clima di terrore che si diffuse a Pola, e l’indignazione del Consiglio comunale che inoltrò un’immediata e vibrante protesta al Comando Supremo Alleato del Mediterraneo ed a quelli locali, senza alcun apprezzabile seguito: la Corte d’inchiesta non pervenne, o non volle pervenire, a risultati probanti. Anzi, a breve distanza da Vergarolla giunse notizia che anche Pola, diversamente da quanto era stato ipotizzato, sarebbe stata ceduta alla Jugoslavia.
    Di qui, l’esodo plebiscitario compiuto entro i primi mesi del 1947 da parte di un popolo che aveva una grande colpa, quella di essere italiano; ma che nonostante il dolore seppe affermare con grande dignità e coraggio i valori etici di civiltà e giustizia, e quello di un esemplare amore patrio.

  4. Aggiornamento al 23 novembre
    Un ringraziamento a tutti i Comuni delle città sotto riportate.
    ACQUI TERME (Alessandria) Piazza Martiri delle Foibe
    ALBIGNASEGO (Padova) Viale Martiri delle Foibe
    ALESSANDRIA Via Esuli Istriani, Fiumani e Dalmati
    ALGHERO fraz. Fertilia (Sassari) Via Martiri delle Foibe
    ALLERONA (Terni) Largo Martiri delle Foibe
    ALTAMURA (Bari) Via Caduti delle Foibe
    ALTAVILLA VICENTINA (Vicenza) Via Martiri delle Foibe
    ANCONA Scalinata Italiani di Istria Fiume e Dalmazia
    ANTRODOCO (Rieti) Giardino “Martiri delle Foibe”
    AREZZO Largo Martiri delle Foibe
    ARONA (Novara) Largo Martiri delle Foibe
    ASSISI fraz. S. Maria degli Angeli (Perugia) Via Martiri delle Foibe
    AVEZZANO (L’Aquila) Via Martiri delle Foibe
    BADIA POLESINE (Rovigo) Via Martiri delle Foibe
    BARANZATE (Milano) Giardino Martiri delle Foibe
    BARI Via Martiri delle Foibe
    BASSANO DEL GRAPPA (Vicenza) Via Martiri delle Foibe
    BAUCINA (Palermo) Via Martiri delle Foibe
    BELLUNO Piazzale Vittime delle Foibe
    BENEVENTO Piazzale Martiri delle Foibe
    BETTONA (Perugia) Via Martiri delle Foibe
    BIASSONO (Monza-Brianza) Via Martiri delle Foibe
    BOLOGNA Rotonda Martiri delle Foibe
    BOLOGNA Giardino Martiri di Istria Fiume e Dalmazia
    BORGO SAN DALMAZZO (Cuneo) Piazza Vittime delle Foibe
    BRA (Cuneo) Piazza Martiri delle Foibe
    BRESCIA Via Martiri delle Foibe
    BRESCIA Via Vittime d’Istria Fiume e Dalmazia
    BRONI (Pavia) Via Martiri delle Foibe
    BUDRIO (Bologna) Via Vittime dell Foibe
    BUSSOLENGO (Verona) Viale Martiri delle Foibe
    CAGLIARI Parco del Martiri delle Foibe
    CALCINAIA fraz. Fornacette (Pisa) Via Vittime delle Foibe
    CALCINATO (Brescia) Via Martiri delle Foibe
    CALOLZIOCORTE (Lecco) Parco Martiri delle Foibe
    CAMAIORE (Lucca) Via Martiri delle Foibe
    CAMOGLI (Genova) Scalinata Martiri delle Foibe
    CARAPELLE (Foggia) Via Martiri delle Foibe
    CASALE MONFERRATO (Alessandria) Via Vittime delle Foibe
    CASERTA Via Martiri delle Foibe
    CASTELLABATE (Salerno) Via Norma Cossetto
    CASTELLABATE (Salerno) Via Martiri delle Foibe
    CASTELLAMONTE (Torino) Via Martiri delle Foibe
    CASTELNUOVO DEL GARDA (Verona) Via Martiri delle Foibe
    CASTIGLIONE DELLE STIVIERE (Mantova) Via Martiri delle Foibe
    CEGLIE MESSAPICA (Brindisi) Via Martiri delle Foibe
    CERVETERI (Roma) Via Martiri delle Foibe
    CERVIA (Ravenna) Parco Martiri delle Foibe
    CHIARI (Brescia) Piazzetta Martiri delle Foibe
    CHIVASSO (Torino) Via Martiri d’Istria e Dalmazia
    CITTA’ DI CASTELLO (Perugia) Via Martiri delle Foibe
    CIVITANOVA MARCHE (Macerata) Via Martiri delle Foibe
    CIVITAVECCHIA (Roma) Parco Martiri delle Foibe – Parco dell’Uliveto
    COMO Piazza Martiri Foibe Istriane
    COMO fraz. Albate Giardini Martiri italiani delle Foibe istriane
    CONEGLIANO (Treviso) Via Martiri delle Foibe
    COPERTINO (Lecce) Via Martiri delle Foibe
    CORTEMAGGIORE (Piacenza) Via Martiri delle Foibe
    CRESCENTINO (Vercelli) Via Martiri delle Foibe
    DANTA DI CADORE (Belluno) Via Vittime delle Foibe
    DESENZANO DEL GARDA (Brescia) Via Martiri Italiani delle Foibe
    DOMODOSSOLA (Verbanio-Cusio-Ossola) Piazzale Vittime delle Foibe Istriane
    DUE CARRARE (Padova) Piazza Norma Cossetto e Martiri delle foibe”.
    FABRIANO (Ancona) Via dei Martiri delle Foibe Istriane
    FERMO Via Vittime delle Foibe
    FERRARA Via Martiri delle Foibe
    FIRENZE Largo Martiri delle Foibe
    FOGGIA Piazza dei Martiri Triestini
    FOLIGNO (Perugia) Piazzale Martiri delle Foibe
    FONDI (Latina) Piazza Martiri delle Foibe
    FONTANIVA (Padova) Via Martiri delle Foibe
    FORLI’ (Forlì-Cesena) Via Martiri delle Foibe
    FRANCAVILLA AL MARE (Chieti) Via Martiri delle Foibe
    FROSINONE Piazza Martiri delle Foibe
    GATTINARA (Vercelli) Piazza Martiri delle Foibe
    GAVIRATE (Varese) Piazza Martiri delle Foibe.
    GAVORRANO (Grosseto) Via Martiri d’Istria
    GENOVA Passo Vittime delle Foibe
    GORIZIA Largo Martiri delle Foibe
    GORIZIA Via Norma Cossetto
    GOZZANO (Novara) Via Martiri delle Foibe
    GRADO (Gorizia) Piazza Martiri delle Foibe (passeggiata a mare)
    GROSSETO Piazza Martiri delle Foibe Istriane
    GRUGLIASCO (Torino) Giardino Vittime delle Foibe
    GRUMOLO DELLE ABBADESSE (Vicenza) Piazza Norma Cossetto
    GUIDONIA MONTECELIO fraz. Villalba (Roma) Piazza Martiri delle Foibe
    IMPERIA Giardini Martiri delle Foibe
    JESI (Ancona) Piazza Martiri delle Foibe Istriane
    JESI (Ancona) Via Martiri delle Foibe Istriane
    JESOLO (Venezia) Via Martiri delle Foibe
    LANCIANO (Chieti) Piazza Martiri delle Foibe
    L’AQUILA Via Norma Cossetto
    LATINA Piazzale Martiri delle Foibe
    LATINA Viale Martiri di Dalmazia
    LAVAGNO fraz. San Pietro (Verona) Via Martiri delle Foibe
    LAZZATE (Monza-Brianza) Largo Martiri delle Foibe
    LECCE Via Martiri delle Foibe
    LECCO Riva Martiri delle Foibe
    LEINI’ (Torino) Via Martiri delle Foibe
    LEONESSA (Rieti) Largo dei Martiri delle Foibe Istriane
    LICATA (Agrigento) Piazzale Martiri delle Foibe
    LIMBIATE (Monza-Brianza) Piazza Martiri delle Foibe
    LISSONE (Monza-Brianza) Piazza Martiri delle Foibe
    LOANO (Savona) Via Martiri delle Foibe
    LOCRI (Reggio Calabria) Via Martiri delle Foibe
    LONIGO (Vicenza) Via Martiri delle Foibe
    LUCCA Via Martiri delle Foibe
    MACERATA Via Vittime delle Foibe
    MAIOLATI SPONTINI (Ancona) Largo Martiri delle Foibe
    MANDANICI (Messina) Piazza Carabiniere Domenico Bruno – Martire delle Foibe
    MAPELLO (Bergamo) Via Esuli d’Istria, Fiume e Dalmazia.
    MAPELLO (Bergamo) Via Martiri delle Foibe
    MARCELLINA (Roma) Piazza Martiri delle Foibe
    MARINO (Roma) Piazzale Caduti delle Foibe
    MARTIGNACCO (Udine) Piazzale Martiri delle Foibe
    MASSA (Massa-Carrara) Parco del ricordo ai Martiri delle Foibe.
    MAZARA DEL VALLO (Trapani) Via Martiri delle Foibe
    MESSINA Martiri delle Foibe e degli Esuli di Istria, Fiume e Dalmazia”
    MILANO Via Martiri Triestini
    MILANO Largo Martiri delle Foibe
    MIRANDOLA (Modena) Via Martiri delle Foibe
    MODENA Via Martiri delle Foibe
    MODUGNO (Bari) Parco del Ricordo
    MOGLIANO VENETO (Treviso) Via Martiri delle Foibe
    MONCALIERI (Torino) Via Vittime delle Foibe
    MONTEBELLUNA (Treviso) Vicolo Martiri Giuliani e Dalmati
    MONTECCHIO MAGGIORE (Vicenza) Via Martiri delle Foibe
    MONTELUPONE (Macerata) Via Martiri delle Foibe
    MONTEROTONDO (Roma) Piazza Martir delle Foibe
    MONTESILVANO (Pescara) Via Martiri delle Foibe
    MORTARA (Pavia) Via Martiri delle Foibe
    NANTO (Vicenza) Via Martiri delle Foibe
    NEPI (Viterbo) Parco Martiri delle Foibe
    NERVIANO (Milano) Via Martiri delle Foibe
    NISCEMI (Caltanisetta) Piazza Martiri delle Foibe di Istria, Dalmazia e Venezia Giulia”.
    NOVARA Via Vittime delle Foibe
    NOVENTA VICENTINA (Vicenza) Via Vittime delle Foibe
    OSPITALETTO (Brescia) Via Martiri delle Foibe
    OSTRA VETERE (Ancona) Giardino Martiri delle Foibe
    OZIERI (Sassari) Via Martiri delle Foibe
    PADOVA Passaggio Martiri delle Foibe
    PADOVA Via Nicolò e Pietro Luxardo
    PAGNACCO (Udine) Piazzale Martiri delle Foibe
    PALAZZOLO SULL’OGLIO (Brescia) Piazza Martiri delle Foibe Istriane
    PASIAN DI PRATO (Udine) Via Martiri delle Foibe
    PERUGIA Via Vittime delle Foibe
    PESCHIERA DEL GARDA (Verona) Via Caduti delle Foibe
    PIETRASANTA (Lucca) Piazza Martiri delle Foibe
    PIOVE DI SACCO (Padova) Via Martiri delle Foibe
    PISA Rotonda Martiri delle Foibe
    POGGIORSINI (Bari) Via Martiri delle Foibe
    POMEZIA (Roma) Via Martiri delle Foibe
    PONTE SAN PIETRO (Bergamo) Piazza Martiri delle Foibe
    PONTEDERA (Pisa) Via Caduti delle Foibe
    PORDENONE Pedonale/ciclabile Martiri delle Foibe
    PORRETTA TERME (Bologna) Piazza Martiri delle Foibe
    PORTOFERRAIO (Livorno) Via Martiri delle Foibe
    PORTOGRUARO (Venezia) Via Vittime delle Foibe
    PORTOMAGGIORE (Ferrara) Via Martiri delle Foibe
    POVOLETTO (Udine) Ponte Martiri delle Foibe
    PRATO Via Martiri delle Foibe
    PRIVERNO (Latina) Giardino Martiri delle Foibe
    PUTIGNANO (Bari) Via Martiri delle Foibe
    RAPALLO (Genova) Piazzale Martiri delle Foibe
    RECANATI (Macerata) Via Martiri delle Foibe
    REGGELLO (Firenze) Via Caduti delle Foibe
    REGGIO EMILIA fraz. Coviolo Viale Martiri delle Foibe
    RICCIONE (Rimini) Piazzale Martiri delle Foibe
    RIVA DEL GARDA (Trento) Largo Caduti delle Foibe
    ROBECCO SUL NAVIGLIO (Milano) Via Martiri delle Foibe
    ROCCALUMERA (Messina) Piazza delle Foibe
    ROMA Largo Vittime delle Foibe istriane
    ROSA’ (Vicenza) Via Martiri delle Foibe
    ROVATO (Brescia) Via Martiri delle Foibe
    ROVERETO (Trento) Largo Vittime delle Foibe 1943-1947
    SABAUDIA (Latina) Largo dei Martiri delle Foibe
    SALO’ (Brescia) Via Martiri delle Foibe
    SALO’ (Brescia) Galleria Martiri delle Foibe
    SAN BONIFACIO (Verona) Piazza Martiri delle Foibe
    SAN DONA’ DI PIAVE fraz.Calvecchia (Venezia) Via Martiri delle Foibe
    SAN GIOVANNI ILARIONE (Verona) Via Martiri dlele foibe
    SAN GIOVANNI LUPATOTO (Verona) Parco Martiri delle Foibe
    SAN LAZZARO DI SAVENA (Bologna) Via Martiri delle Foibe
    SAN MINIATO fraz. Ponte a Egola (Pisa) Via Vittime delle Foibe
    SAN SEVERO (Foggia) Largo Vittime delle Foibe
    SANREMO (Imperia) Via Martiri delle Foibe
    SANTA MARINELLA (Roma) Parco Martiri delle Foibe
    SANT’ANGELO LODIGIANO (Lodi) Via Martiri delle Foibe
    SAONARA (Padova) Via Martiri giuliani e dalmati
    SASSARI Via Martiri delle Foibe
    SASSO MARCONI fraz. Borgonuovo (Bologna) Via Vittime delle Foibe
    Sassuolo (Modena) Piazza Martiri delle Foibe
    SAVIGLIANO (Cuneo) Via Martiri delle Foibe
    SCAFATI (Salerno) Via Martiri delle Foibe
    SEDICO (Belluno) Via Martiri delle Foibe
    SELCI (Rieti) Piazza Martiri delle Foibe
    SEREN DEL GRAPPA (Belluno) Via Vittime delle Foibe
    SERIATE (Bergamo) Via Martiri delle Foibe
    SERVIGLIANO (Fermo) Via Martiri delle Foibe
    SETTIMO TORINESE (Torino) Via Vittime delle Foibe
    SURBO (Lecce) Largo Vittime delle Foibe
    TARANTO Piazzale Martiri delle Foibe
    TEMPIO PAUSANIA (Olbia-Tempio) Via Martiri delle Foibe Istriane
    TEOLO (Padova) Via Martiri delle Foibe
    TERAMO Via Martiri delle Foibe
    TERAMO Via Norma Cossetto
    TERMINI IMERESE (Palermo) Largo Martiri delle Foibe
    TERMOLI (Campobasso) Largo Martiri delle Foibe
    TERRALBA (Oristano) Piazza Martiri dlele Foibe
    TOLMEZZO (Udine) Largo Vittime delle Foibe ed Esuli di Istria, Fiume, Dalmazia ed Alto Isonzo
    TOMBOLO fraz. Onara (Padova) Via Martiri delle Foibe
    TORINO NO
    TRENTO Via Vittime delle Foibe
    TREVISO Piazza Martiri delle Foibe
    TRIESTE Largo don Francesco Bonifacio
    TRIESTE Via Norma Cossetto
    TRIESTE Viale Martiri delle Foibe
    TROFARELLO (Torino) Via Martiri delle Foibe
    TUGLIE (Lecce) Via Martiri delle Foibe
    TUORO (Caserta) Via Martiri delle Foibe
    URGNANO (Bergamo) Piazza Martiri delle Foibe
    VALDOBBIADENE (Treviso) Parco Martiri dlele Foibe
    VALEGGIO SUL MINCIO (Verona) Via Martiri delle Foibe
    VARESE Via Istria – Martiri delle Foibe
    VASTO MARINA (Chieti) Via Martiri Istriani
    VEDELAGO fraz. Casacorba (Treviso) Piazza Martiri delle Foibe
    VELLETRI (Roma) Via Martiri delle Foibe
    VENEZIA fraz. Marghera (Venezia) Piazzale Martiri Giuliano-Dalmati delle Foibe
    VENTIMIGLIA (Imperia) Giardini Martiri delle Foibe
    VERCELLI Via Martiri delle Foibe
    VICENZA Largo Martiri delle Foibe
    VIGEVANO (Pavia) Via Martiri delle Foibe
    VIGONZA (Padova) Via Martiri delle Foibe
    VILLAFRANCA IN LUNIGIANA (Massa-Carrara) Piazza Martiri delle Foibe
    VILLONGO (Bergamo) Via Martiri delle Foibe
    VITERBO Largo Martiri delle Foibe Istriane
    VITTORIA fraz. Scoglitti (Ragusa) Via Martiri delle Foibe
    VOGHERA (Pavia) Via Martiri delle Foibe
    VOLPIANO (Torino) Via Vittime delle Foibe
    ZOAGLI (Genova) Scalinata Martiri delle Foibe

  5. IL PICCOLO DI TRIESTE
    GIOVEDÌ, 24 DICEMBRE 2009

    Pagina 1 – Prima Pagina

    Beni abbandonati, un milione di risarcimento

    Il tribunale di Venezia dà ragione a una famiglia di esuli di Sebenico. Roma deve pagare

    ——————————————————————————–

    lDe Rossi, Manzin e Unterweger a pagina 12
    TRIESTE Poco meno di un milione di euro: è quanto lo Stato italiano dovrà versare a una famiglia originaria di Sebenico a titolo di risarcimento per i beni abbandonati nell’ex Jugoslavia al termine della Seconda guerra mondiale. La sentenza arriva, dopo una lunga battaglia giudiziaria, dal tribunale civile di Venezia, a cui si sono rivolti appartenenti ed eredi della famiglia Castriota Scanderberg. I Castriota Scanderberg possedevano palazzi e terreni in quella che ora è terra croata. L’Italia aveva già versato alla famiglia alcune somme a ristoro del danno, denaro ritenuto del tutto insufficiente a coprire il reale valore dei beni abbandonati. «Questa sentenza – dice l’avvocato – costituisce un importante precedente anche per gli altri esuli».

  6. PREGHIERA PER LE VITTIME DELLE FOIBE
    MONSIGNOR SANTIN

    Invocazione per le Vittime delle Foibe

    O Dio, Signore della vita e della morte, della luce e delle tenebre,
    dalla profondità di questa terra e di questo nostro dolore noi gridiamo a Te.
    Ascolta , o Signore, la nostra voce.
    Noi siamo venuti qui per innalzare le nostre povere preghiere
    e deporre i nostri fiori, ma anche apprendere l’insegnamento
    che sale dal sacrificio di questi Morti.
    E ci rivolgiamo a Te,
    perché Tu hai raccolto l’ultimo loro grido,
    l’ultimo loro respiro.
    Questo calvario, col vertice sprofondato nelle viscere della terra,
    costituisce una grande cattedra,
    che indica nella giustizia e nell’amore le vie della pace.
    Ebbene, Signore, Principe della Pace,
    concedi a noi la Tua pace. Dona conforto alle spose,
    alle madri, alle sorelle, ai figli di coloro che si trovano in tutte le foibe
    di questa nostra triste terra, e a tutti noi che siamo vivi
    e sentiamo pesare ogni giorno sul cuore la pena
    per questi Morti, profonda come le voragini che li accolgono.
    Tu sei il Vivente, i Signore, e in Te essi vivono.
    Che se ancora la loro purificazione non è perfetta,
    noi Ti offriamo, o Dio Santo e Giusto, la nostra preghiera,
    la nostra angoscia, i nostri sacrifici,
    perché giungano presto a gioire della splendore del Tuo volto.
    E a noi dona rassegnazione e fortezza, saggezza e bontà. Tu ci hai detto:
    “Beati i misericordiosi perché saranno chiamati figli di Dio,
    beati coloro che piangono perché saranno consolati”,
    ma anche beati quelli che hanno fame e sete di giustizia
    perché saranno saziati in Te, o Signore,
    perché è sempre apparente e transeunte il trionfo dell’iniquità.

    Mons. Antonio Santin , Vescovo di Trieste , 1959

  7. Giustizia per la scuola
    am gennaio 6 2010 @ 20:25

    Giustizia per la scuola
    Il tuo commento è in attesa di moderazione

    IL MINISTRO GELMINI DEVE PRENDERE PROVVEDIMENTI NEI CONFRONTI DEL PRESIDE E
    DEI PROFESSORI DELL’ISTITUTO NAUTICO CABOTO DI GAETA CHE HANNO VIOLATO LA
    LIBERTA’ DI INSEGNAMENTO E DI APPRENDIMENTO, E CON ESSA LA COSTITUZIONE
    ITALIANA, LA LEGGE 30 MARZO 2004 E RIPETUTE CIRCOLARI MINISTERIALI.
    ECCO I FATTI:
    AFFIGGE VOLANTINI SULLE FOIBE E PRENDE UNA NOTA A SCUOLA, POLEMICHE A GAETA
    Mercoledì 11 Febbraio 2009 19:05
    Nota sul registro e convocazione dal preside per uno studente dell’Istituto
    Nautico «G.Caboto» di Gaeta “sorpreso” questa mattina ad affiggere dei
    volantini sulle foibe. A riferire l’episodio è Mauro Pecchia, responsabile
    del Blocco studentesco di Gaeta, che racconta: «Questa mattina un attivista
    del Blocco Studentesco, nonchè Rappresentante alla Consulta provinciale di
    Latina, è stato ripreso da alcuni professori e convocato dal Preside per
    aver affisso dei volantini che commemoravano le decine di migliaia di
    martiri infoibati italiani, più le centinaia di migliaia costrette ad un
    vergognoso esodo forzata, in occasione della ‘Giornata del ricordò istituita
    da circa quattro anni dallo Stato Italiano».
    «Il militante blocchista – prosegue Pecchia – è stato ammonito con un
    rapporto sul registro di classe, per poi essere minacciato di ricevere un
    cinque in condotta alla fine dell’anno, che significherebbe la certa non
    ammissione all’anno successivo. Dopo cinquant’anni di bugie, invenzioni ed
    intimidazioni ancora oggi continua la repressione del pensiero nei confronti
    di chi vuole soltanto verità. Continua l’opera di negazionismo militante
    nelle scuole e nelle università in merito alla tragedia delle foibe». «Non
    abbiamo intenzione di restare a guardare la prepotenza selvaggia di una
    determinata area politica che continua a giustificare l’eccidio comunista
    nei confronti di migliaia di compatrioti indifesi, nè la giustificazione che
    queste stesse persone continuano a dare ad una delle pagine più vergognose
    della storia del nostro Paese – conclude Pecchia – Vogliamo che il preside
    chieda pubblicamente scusa al nostro movimento e a tutte le vittime
    infoibate, e ritiri la punizione inflitta al nostro militante. È un atto di
    giustizia nei confronti di tutti quelli che hanno sofferto la crudeltà
    comunista, prima, e il silenzio della storia distorta, poi».

    UN:F [1.8.0_1031]

  8. FOIBE = OBLIO Dice:
    Aprile 19th, 2010 alle 20:19
    Sabato, 13 febbraio 2010.

    FOIBE 2010 – NELL’OBLIO
    I morti nelle foibe? Vittime di serie B di Giordano Bruno Guerri Dietro la formalità dell’omaggio, le vittime delle foibe restano di serie B. La memoria si preserva con le cerimonie. Deve intervenire la scuola: vanno rivisti i libri di testo Già nei giorni scorsi c’era da riflettere su un’indagine statistica appena realizzata da FerrariNasi&Associati. Ne risulta che se, nel 2008, il 41 per cento degli italiani aveva una discreto grado di conoscenza della tragedia delle foibe, nel 2010 la percentuale è scesa al 38 per cento. Significa che, concluso l’exploit di un programma televisivo, la tragedia istriana sta già scomparendo dal ricordo del popolo italiano, giornate o non giornate. E si tratta di almeno 10.000 italiani scagliati in profonde fosse carsiche, nella più grave e violenta pulizia etnico-politica che il nostro popolo abbia subito nel Novecento. Fra i grandi quotidiani, ieri, soltanto il Giornale ha dedicato due pagine alla Giornata del Ricordo. Per limitarsi a citare i due maggiori, Corriere della Sera e Repubblica, si sono contenuti in colonnine striminzite. Poche (e poco pubblicizzate) le iniziative regionali, e anche alcune scuole non hanno brillato. Si segnala in Lazio una meritevole iniziativa del sindaco di Roma Gianni Alemanno e del suo assessore alla Pubblica istruzione Laura Marsilio, che hanno mandato nelle zone della tragedia, insieme agli insegnanti, quattrocento studenti (altri sono stati inviati a Auschwitz, Berlino, Hiroshima): muniti di tutta la documentazione e le informazioni necessarie per capire, compreso un discorso del sindaco e dell’assessore, di storici e di educatori. Anche le televisioni hanno brillato per servizi formali, riferiti – più che all’evento in sé – alle cerimonie cui hanno partecipato il presidente della Camera Gianfranco Fini e quello della Repubblica Giorgio Napolitano. Anch’io sono stato convocato, in un tg mattutino, per spiegare cosa sono state le foibe, quasi si trattasse di un oscuro episodio risalente al medioevo. Fra i libri appena pubblicati posso ricordare soltanto, per importanza, Foibe (S)conosciute, di Maria Antonietta Marocchi (I Libri del Borghese). Eppure proprio Napolitano dichiarò, nel 2007: «Va ricordato l’imperdonabile orrore contro l’umanità costituito dalle foibe (…) e va ricordata (…) la “congiura del silenzio, la fase meno drammatica ma ancora più amara e demoralizzante dell’oblio”. Anche di quella non dobbiamo tacere, assumendoci la responsabilità dell’aver negato, o teso a ignorare, la verità per pregiudiziali ideologiche e cecità politica, e dell’averla rimossa per calcoli diplomatici e convenienze internazionali». Sia reso merito all’ex comunista Giorgio Napolitano, per queste parole che ammettono una responsabilità di silenzio cui non fu estraneo. E sia reso merito anche alla Commissione Difesa della Camera che ieri ha approvato una legge per attribuire la medaglia d’oro «ai liberi comuni in esilio di Fiume, Zara e Pola». Tuttavia non è con le cerimonie e i discorsi di rito che il ricordo delle foibe, e di quanto significarono, rimarrà nelle menti degli italiani. Bisognerà spiegarle in tutta la loro strategica ferocia, non come un episodio crudelissimo in una guerra crudele. Le foibe furono, oltre che una strage disumana, un modo efferato per «convincere» oltre trecentomila italiani presenti in Istria e in Dalmazia a abbandonare case, terre, affetti e tutta la storia della loro vita, per «sfollare»: togliersi di torno per sempre da uno Stato pur composto da molte etnie, come quello jugoslavo. Il problema degli sfollati è pochissimo affrontato, se non in un libro – molto bello, molto commovente – di Luciano Ghelfi, Sfollati. Una storia italiana (Tre Lune, 260 pagine, 16 euro), che però non parla neanche di sfollati istriani e dalmati, bensì di una normale famiglia in fuga dal fronte. Figurarsi la tragedia di chi sfuggiva alle foibe. Una tragedia che verrà presto dimenticata – perché si vuole che venga dimenticata – se non provvederà la scuola a inserirla ampiamente nei libri di testo. Non per un inutile revanscismo, o per dimostrare – non ce n’è bisogno – che i cattivi si trovavano in tutte le parti in lotta. Ma perché il ricordo serva davvero a coltivare la volontà di non ripetere un odio senza fine e senza fondo. http://www.giordanobrunoguerri.it

  9. Oggi è venuto a mancare Luigi Papo de Montona, un esempio per tutti gli istriani, per attivismo, dedizione e coraggio, qualità che ha sempre dedicato alla sua terra natìa…

    Il nostro pensiero lo accompagna
    da Roma alla bella Montona, che oggi sorride aspettando il suo ritorno…

  10. LAPIDE A BASOVIZZA

    O tu che ignaro passi
    per questo Carso forte ma buono,
    fermati! Sosta su questa grande tomba!
    E’ un calvario con il vertice
    sprofondato nelle viscere della terra.
    Qui, nella primavera del 1945,
    fu consumato un orrendo Olocausto.
    A guerra finita!
    Nell’abisso fummo precipitati a centinaia,
    crivellati dal piombo e straziati dalle rocce.
    Nessuno ci potrà mai contare!
    Avidità di conquista, odio e vendetta
    congiurarono e infierirono contro di noi.
    Essere italiani era la nostra colpa.
    A gettarci nel baratro furono torme di invasori,
    calati nella nostra terra sotto l’influsso
    di una malefica stella vermiglia.
    Per viltà gli uomini non ci hanno reso giustizia.
    Ce l’ha resa Dio accogliendo i nostri spiriti,
    purificati da tanto martirio.
    O tu che, ora non più ignaro, scenderai da questo Carso,
    ricorda, e racconta la nostra tragedia

    Federazione Grigioverde
    2004

  11. UNA DONNA UNICA

    MARIA PASQUINELLI http://atelierdiscrittura.splinder.com/post/19015523

    Stefano Zecchi è il primo che ha scritto con tratto umano il dramma di una donna unica. Aver lasciato parlare i fatti senza debordare sul romanzo, a mio avviso, è stato doppiamente ben fatto: ha avuto il coraggio di passare con grande afflato di verità su fatti che da oltre mezzosecolo sono nascosti o strumentalizzati. E poi aver rispettato il lungo riserbo di Maria, eroina col suo dramma personale nella vasta tragedia di un popolo tormentato fino alla cacciata dalle proprie case, dai propri campi, dai propri cimiteri, dalla propria storia e dalla propria identità. Questo piccolo grande libro che meriterebbe aperta e più dichiarata diffusione è il segno di uno scrittore e di un uomo per cui l’estetica non è solo forma ma solida sostanza.

  12. Nessuno muore del tutto finché ne sia conservato il ricordo”

    ( Jorge Luis Borges)

  13. Il Dramma della
    Venezia Giulia
    Del Bianco editore – Udine 1947
    Interrogatorio
    di Maria Pasquinelli
    Per iniziativa di un gruppo di donne istriane, viene qui pubblicato il resoconto stenografico raccolto in udienza delle dichiarazioni rese da Maria Pasquinelli al suo processo innanzi la Corte Militare Alleata, e dell’arringa pronunciata dal suo difensore.
    È troppo ovvio che esula dalla iniziativa ogni intenzione di esaltare le deprecabili conseguenze umane del gesto, tuttavia compiuto con l’anima tesa a denunciare incredibili orrori, a salvare tanti fratelli, ad accendere un faro alla speranza degli errabondi istriani.
    Ciò che pubblichiamo consacra quel gesto in nobiltà di intendimento, spirito di umana solidarietà, amore alla propria Patria, – pur nel rispetto di quella altrui – così alti, che certo tornerà di giovamento in questi tempi di nequizia, di abbandono, di sconforto.
    E l’iniziativa sarà anche un segno di riconoscenza verso la fragile donna, che dal suo animo profondamente mite trasse la tragica forza con cui immolò la Vittima e Sé stessa alla incoercibile aspirazione di bene.
    info@triesteitaliana.it

  14. Per Maria Pasquinelli, insegnante italiana a Pola, la decisione degli Alleati di cedere alla Jugoslavia di Tito, assieme a tutta l’Istria, anche il capoluogo, azzerando ogni residua speranza, fu assolutamente inaccettabile. Il 10 febbraio 1947, giorno del “diktat”, in preda allo sconforto, ma consapevole di sacrificare la propria vita, uccise il Gen. Robert De Winton, comandante della piazzaforte di Pola e simbolo di chi aveva calpestato legittime attese e buon diritto degli italiani, che non a caso avrebbero scelto plebiscitariamente di esodare. Una Corte inglese la condannò a morte con sentenza commutata in ergastolo, e seguita dopo 17 anni da una grazia non richiesta: la Patria avrebbe dovuto adeguatamente onorarla, ma così non è stato. Oggi, la novantasettenne Maria vive ancora vicino a Bergamo, dimenticata da tutti.

  15. Trieste 11 aprile 1947

    Il 10 febbraio 1947, a Pola, mentre il brigadiere generale De Winton, comandante la 13° brigata di fanteria, ispezionava le sue truppe, una giovane donna riuscì ad avvicinarlo e a sparargli al cuore con una rivoltella. Il generale rimase ucciso all’istante. La donna non fece nessun tentativo di fuga: Maria Pasquinelli attese, sgomenta, il suo destino.

    -Scrisse Michael Goldsmith dell’Associated Press che nei giorni dell’esodo un’atmosfera tesa e dolente arroventava a Pola cuori e cervelli.

    -”Effettivamente molti sono i colpevoli del dramma istriano. La popolazione non trova nessuno che la comprenda nei suoi sentimenti: tra gli slavi apertamente nemici in attesa di entrare in città e gli alleati freddi ed estremamente guardinghi, gli uomini, le donne, i vecchi e i giovani di Pola sentono ogni aspirazione, ogni loro impulso – anche il più nobile e più puro – costretti entro una ferrea ed implacabile morsa. L’impopolarità degli alleati si è affiancata alla ostilità verso gli slavi. Ad essi e specie agli inglesi, gli abitanti di Pola imputano di non aver mantenuto le promesse fatte durante la guerra, sopratutto quella che all’Italia sarebbe stata accordata una pace onorevole”.

    -In questo clima di angoscia esplose la ribellione di Maria Pasquinelli. Indosso le fu rinvenuta una lettera: esasperata protesta per richiamare l’attenzione del mondo sul problema e sulla tragedia dell’Istria. Voleva, credendo di poter rimanere morta sul colpo, che gli italiani sapessero i motivi che l’avevano spinta a quel gesto.

    -Non conobbi Maria Pasquinelli. Ma ricordo che quando accolsi in Prefettura gli ultimi profughi da Spalato questi mi parlarono di lei con riverente ammirazione. Maria Pasquinelli a Spalato dopo la tremenda persecuzione dei partigiani comunisti del settembre 1943 aveva esumato i cadaveri degli italiani e dato loro sepoltura. Per intere giornate, senza riposo, assistè alla lugubre e raccapricciante opera di dissotteramento per identificare le vittime e portare ai loro cari almeno la prova della loro morte. Durante la breve dominazione partigiana di Spalato fu arrestata. In prigione donne croate l’aiutarono a sfamarsi, ammirate dalla sua bontà. Lasciata Spalato, minacciata di morte, apprese a Trieste del massacro di altri 500 italiani compiuto dai partigiani di Tito nell’Istria e nella riviera del Carnaro e si incupì ancora di più. Vide lo stesso tragico destino della Dalmazia pesare sulla Venezia Giulia. Non si diede più pace.Tentò di unire fascisti e partigiani in un solo blocco. Inviò al Governo di Bonomi rapporti sull’Istria. Denunciò gli errori del movimento partigiano. Invocò uno sbarco degli alleati nella penisola istriana che prevenisse un’invasione delle armate di Tito, avendo chiara la visione che il pericolo per la Venezia Giulia non fosse la Germania destinata alla sconfitta ed al crollo ma l’avanzata degli slavi. Ritornò a Trieste dopo l’occupazione di Tito con lo scopo di diffondere la conoscenza del problema giuliano nel resto d’Italia. Confidò nella giustizia dei Quattro Grandi. Ma quando ogni speranza venne meno con la firma del trattato e vide Trieste sacrificata e tanta parte dell’Istria condannata alle foibe e alla deportazione e lo scempio di Pola, il suo animo non resse più, sparò, uccise, gridò al mondo la sua protesta contro l’ingiustizia che si commetteva nei confronti dell’Italia.

    -Imputata di omicidio premeditato, fu trasportata a Trieste per essere giudicata dall’Alta Corte Militare Alleata. Ho saputo che a Trieste era stato preparato un piano per liberarla, ma che Maria Pasquinelli ricusò. Considerava spregevole la condotta di chi, dopo aver compiuto un atto terroristico, cerchi di sottrarsi con la fuga al suo destino. Affrontò serenamente il giudizio. Si riconobbe colpevole. Il Presidente della Corte, nonostante l’ammissione dell’imputata, volle che il dibatimento si svolgesse ugualmente. Maria Pasquinelli non rinnegò il suo gesto. “Colpendo il comandante della piazza di Pola non ho inteso colpire l’uomo; nemmeno la divisa. La divisa inglese, come tutte le divise, rappresenta una patria e perciò mi è sacra. Solo perchè rappresentava i Quattro Grandi, in segno di protesta per il Tratttato di pace, io l’ho colpito”.

    -Quando il suo difensore le chiese come avesse potuto superare i suoi scrupoli religiosi nel determinarsi a uccidere il generale Winton, Maria Pasquinelli rispose che molto meditò per cercare di risolvere il problema religioso, ma che, incapace, si raccomandò all’infinita misericordia di Dio. “Forse, disse, ho amato l’Italia anche più della mia anima”.

    -Ieri una grande folla stipava, ansiosa, l’aula del tribunale.

    -La Corte, dopo breve permanenza in camera di consiglio, ha concluso con l’affermazione che l’accusata uccise senza giustificazione o scusante logica. Nel silenzio, pieno d’angoscia, Maria Pasquinelli, ha atteso calma la sua sentenza di morte.

    -Grande è stata la commozione nell’aula. Donne piangevano e chiamavano per nome la condannata: Vivissima impressione in città. Il cuore di Trieste si è sentito vicino a Maria Pasquinelli.

    -A pochi passi dal Tribunale era stata eretta, nell’82, la forca per Guglielmo Oberdan.

    Bruno Coceani

  16. DAL PANTANO D’ITALIA E’ NATO UN FIORE: MARIA PASQUINELLI (MARTIRE PER GLI ESULI)

  17. ITALIA – TRIESTE – SLOVENIA – CROAZIA
    Concerti, brindisi, abbracci, baci, pace, senza ammettere l’eccidio delle Foibe. Vergogna

  18. MARIA PASQUINELLI IN WIKIPEDIA = NOTIZIE ERRATE

    MARIA PASQUINELLI PATRIOTA E COMBATTENTE PER L’ITALIANITA’

    I polesani (di Pola) che tanto hanno creduto e riposto fede nella Patria, sono al massimo della disperazione dopo la notizia del trattato * di pace. Improvvisamente, dalla folla assiepata in Via Carducci per la rassegna militare britannica, esce una giovane donna che estrae dalla borsetta una rivoltella e spara tre colpi, in rapida successione, contro il generale inglese Robin W. De Winton. I soldati britannici rimangono per un lungo momento sbigottiti e tardano a reagire: solo uno di loro si avvicina a Maria Pasquinelli, la disarma e l’arresta

  19. Pola 10 febbraio 1947: una gelida bora spazza le strade della città; le luci dei bar sono spente, le saracinesche dei negozi abbassate, gruppi di persone si affannano imprecando intorno a carri e carretti, carichi di masserizie. È una giornata non soltanto alquanto fredda ma anche infaustamente impegnativa: in quelle stesse ore, a Parigi, i rappresentanti del Governo italiano firmeranno il Trattato di pace, che strappa all’Italia l’Istria, le isole adriatiche e l’enclave di Pola. Quest’ultima è protetta da una guarnigione britannica, comandata dal brigadiere generale Robert W. De Winton, al quale tocca il compito di procedere al più delicato degli adempimenti previsti dal patto: la consegna alle autorità militari jugoslave. Per circa venti mesi la 13a Brigata di fortezza ha protetto gli abitanti, cullandola, con la sua presenza, nell’illusione di sfuggire all’amaro destino subito da altri italiani della regione. Ciò che ieri era sembrato un sogno, oggi è diventata una triste realtà: i polesani si sentono abbandonati e traditi dai loro protettori. Il Comando militare titino ha chiesto che il passaggio dei poteri sulla città di Pola avvenga in concomitanza della firma del Trattato di Pace. Pertanto la guarnigione britannica è schierata davanti alla sede del Comando e attende il suo generale. Appena giunto, De Winton è invitato a passarla in rassegna. La cerimonia si svolge sotto la pioggia sferzante e davanti a pochi curiosi che levano fremiti di furore, mormorii di disapprovazione e d’ira. Il generale sta avvicinandosi al reparto schierato allorché, dalla piccola folla presente, esce una giovane donna che si dirige verso l’alto ufficiale, estrae dalla borsetta una pistola ed esplode quattro colpi senza pronunciare una parola. Tre proiettili raggiungono al cuore il generale che immediatamente perde la vita; un quarto ferisce un soldato che ha cercato di proteggere il suo comandante.
    Compiuto il delitto, la giovane rimane immobile, quasi fosse in trance, lasciandosi catturare dai soldati, che si sono gettati sopra di lei, senza opporre resistenza. Le Autorità alleate, considerata la delicatezza dell’evento,
    mantengono il riserbo sull’incredibile fatto, ma non della stessa opinione sono i titini che fanno circolare le più balzane versioni: dall’isterismo al delitto passionale, alla provocazione fascista e così via, tante altre ciarle. Solo più tardi un breve scoop di Indro Montanelli, inviato del “Corriere della sera”, rivela la vera motivazione dell’attentato. Le guardie hanno trovato in tasca all’attentatrice un biglietto-confessione che dice: “Io mi ribello, col fermo proposito di colpire a morte chi ha la sventura di rappresentare i Quattro Grandi, i quali, alla Conferenza di Parigi, in oltraggio ai sensi di Giustizia, di Umanità e di saggezza politica, hanno deciso di strappare ancora una volta dal grembo materno le terre più sacre d’Italia, condannandole agli esperimenti di una “novella Danzica” o, con la più fredda consapevolezza che è correità, al giogo jugoslavo, sinonimo per la nostra gente indomabilmente
    italiana, di morte in foiba, di deportazione, di esilio”.
    Animata da un fervente amor di patria, Maria Pasquinelli, questo il casato, aveva agito “da sola e di propria iniziativa”, convinta del doloroso accordo stipulato a Parigi, edotta dell’influenza sovietica sulla Jugoslavia e consapevole delle azioni genocide sui territori da essa rivendicati, certa
    che, per gli abitanti di Pola, si aprivano le porte dell’esodo.
    Nata a Firenze, aveva vissuto a lungo a Bergamo, dove si era diplomata maestra elementare e, successivamente, laureata in pedagogia. Aveva, altresì, frequentato la “Scuola di mistica fascista” a Roma e, con la dichiarazione di guerra, si arruolò quale crocerossina volontaria, seguendo i nostri soldati in Africa Settentrionale. Ma, un bel giorno, constatata “l’insufficiente partecipazione al combattimento di chi l’aveva predicato”, nonché il basso morale “non illuminato da alcun ideale”, lasciò, nel novembre del 1941, l’Ospedale di El Abiar, si travestì da soldato, con la testa rapata, e i documenti falsi, raggiungendo la prima, linea. In seguito, scoperta, fu restituita ai suoi superiori, che ne disposero il rimpatrio.
    Nel gennaio del 1942, Maria Pasquinelli chiese di essere inviata come docente in Dalmazia e insegnò l’italiano nelle scuole di Spalato ma, dopo l’8 settembre, la giovane insegnante dette tutta l’anima al recupero delle salme dei nostri soldati uccisi in Dalmazia e in Istria dagli slavi, oltre a documentare
    le stragi di italiani infoibati. A Spalato scoprì una fossa comune, dove giacevano duecento militari della Divisione Bergamo e altri cittadini.
    Domiciliatasi a Trieste, la Pasquinelli cercò di unire la Decima Mas e i partigiani della Franchi e della Osoppo con l’intento di salvaguardare l’italianità della regione. Per questa sua attività fu arrestata dai tedeschi e minacciata di deportazione. Ma, grazie all’intervento del Comandante Valerio Borghese fu restituita alla libertà. Appresa, inoltre, la notizia che i “Quattro Grandi” avevano abbandonato Pola e l’Istria “a un destino senza scampo”, per richiamare l’attenzione del mondo sul dramma degli italiani dell’Istria, uccise il Gen. De Winton. In realtà, l’attentato fece molto rumore, sollevò interrogativi e suggerì qualche autocritica.
    Fatta eccezione della stampa comunista, che liquidò sbrigativamente, come un rigurgito fascista l’episodio, “i giornali di tutto il mondo mostrarono comprensione e simpatia per la giovane donna italiana” e, alquanto significativo è un dispaccio diffuso in quei giorni dall’Associated Press, la più
    importante agenzia giornalistica americana. Il corrispondente di Pola, Michael Goldsmith, scriveva: “Molti sono i colpevoli.
    I polesani italiani non trovano nessuno che comprende i loro sentimenti. Il Governo di Roma è assente, gli slavi sono apertamente nemici in attesa di entrare in città per occupare le loro case, gli Alleati freddi ed estremamente guardinghi. A questi, specie agli inglesi, gli abitanti di Pola imputano di non
    aver mantenuto le promesse, di averli abbandonati”.
    La Corte Militare Alleata di Trieste processò, due mesi dopo il triste evento, Maria Pasquinelli: “l’imputata si dichiarò colpevole e spiegò le ragioni che l’avevano indotta a compiere l’attentato”. Il 10 aprile fu pronunciata la sentenza che la condannava a morte Maria Pasquinelli l’accolse in silenzio, mentre il pubblico rumoreggiò e le donne scoppiarono in lacrime.
    Il giorno seguente, Trieste fu inondata da una pioggia di manifesti tricolori, sui quali era scritto: “Dal pantano d’Italia è nato un fiore: Maria Pasquinelli”.
    La pena capitale, in seguito, fu commutata in quella di ergastolo e la Pasquinelli fu trasferita al penitenziario di Perugia. Tornò in libertà nel 1964, non concesse mai interviste e cercò di farsi dimenticare vivendo a Bergamo.

  20. http://www.istitutonastroazzurro.org
    /documents/21/gennaiofebbraio2009.pdf

  21. PROCESSO DI MARIA PASQUINELLI
    Il Dramma della Venezia Giulia
    Del Bianco editore – Udine 1947
    Interrogatorio
    di Maria Pasquinelli

    Per iniziativa di un gruppo di donne istriane, è stato pubblicato il resoconto stenografico raccolto in udienza delle dichiarazioni rese da Maria Pasquinelli al suo processo innanzi la Corte Militare Alleata, e dell’arringa pronunciata dal suo difensore.

  22. MARIA PASQUINELLI, intervistata da un giornalista all’uscita dal carcere di Firenze il 22 settembre 1964 ha risposto disgustata: non desidero parlare con nessuno e rilasciare alcuna dichiarazione. Mi hanno dimenticato e voglio essere dimenticata.

  23. MARIA PASQUINELLI – UN’ INSEGNANTE MODELLO

    Maria Pasquinelli, insegnante di Pola, fiorentina di nascita, uccise con tre colpi di pistola il Brigadiere Generale inglese Robert W. De Winton, comandante la guarnigione “alleata” di Trieste. Era il 10 febbraio 1947 giorno della firma del diktat impostoci dai vincitori, con il quale veniva ratificata la cessione dei nostri territori orientali agli slavi e di Briga e Tenda alla Francia.

    Maria Pasquinelli, italiana di purissimi ideali,, non sopportò l’oltraggio, e per protesta contro l’iniquo trattato interpretò i sentimenti di buona parte degli italiani, facendosi carico in prima persona dell’ingrata missione di colpire, nel loro rappresentante, i governi responsabili di tanta ingiustizia.
    Ingiustizia che avallò e consentì il protrarsi dell’infame genocidio in Venezia Giulia, Istria e Dalmazia.Terre che 350 mila italiani furono costretti a lasciare , abbandonando le loro case e i loro averi, per sottrarsi alla stessa crudele morte che già aveva colpito a migliaia i loro corregionali vilmente gettati, dopo aver subito inenarrabili sevizie, nelle cavità carsiche dagli aguzzini slavo-comunisti.Complici i comunisti nostrani traditori e Caini dei loro fratelli.

    Maria Pasquinelli, una mite insegnate elementare, con quella decisione, sicuramente frutto di un interiore travaglio, fece propri ed interpretò i sentimenti di milioni di italiani.Non ebbimo allora, e non abbiamo oggi, alcun timore nel considerarci solidali ed idealmente corresponsabili del gesto col quale Essa ha voluto rivendicare l’ingiustizia patita ed i lutti sofferti da centinaia di migliaia di italiani.

    Maria Pasquinelli resterà sempre e comunque il simbolo della ribellione di un popolo, che non avendo altre possibilità di manifestarsi, ha giocoforza dovuto esprimersi con un gesto, se pur cruento, altamente significativo, per urlare al mondo la nostra impotenza e tutta la nostra amarezza per la mutilazione del nostro suolo.

  24. Concerto di Muti a Trieste – Un concerto stonato
    Il Maestro Riccardo Muti è un grande Direttore d’orchestra ed un Uomo di cultura sensibile ai valori universali dell’arte e della collaborazione internazionale a tutto campo. In questa ottica si deve leggere la sua decisione di dedicare una serata di grande musica alla città di Trieste nella suggestiva cornice di Piazza dell’Unità, e di portare un contributo all’amicizia, anche in chiave europea, chiamando al proscenio orchestrali italiani, croati e sloveni.

    La manifestazione, programmata per il 13 luglio, ha finito per essere oggetto di strumentalizzazioni politiche fuori luogo: certamente, l’ultima cosa che il Maestro Muti e gli ambienti culturalmente impegnati avrebbero auspicato. Qualcuno ha avuto la bella pensata di coinvolgere il Presidente Napolitano ed i suoi omologhi croato e sloveno, Josipovic e Turk, in modo da far coincidere l’incontro con un “abbraccio di riconciliazione” del quale si parla da tempo, sebbene i tre Paesi siano già animati, ormai da parecchi decenni, da rapporti di feconda collaborazione, culminati nel riconoscimento dell’indipendenza di Lubiana e Zagabria da parte italiana, senza contropartite di sorta, e nell’avallo di Roma al loro percorso europeo. L’abbraccio, quindi, è immotivato.

    Spiace che alla fine la cosa sia sfuggita di mano a chi avrebbe avuto il dovere di governarla con la normale diligenza del buon padre di famiglia e che il concerto di Muti abbia “steccato” ancor prima di cominciare, grazie ad una disputa a dir poco surreale sulle manifestazioni “collaterali” ed in particolare sugli omaggi che i tre Presidenti avrebbero dovuto offrire a luoghi storici, scelti quali simboli di antichi confronti e di più recenti dolori.

    E’ stato detto tutto ed il contrario di tutto: si è parlato di andare a Basovizza come alla Risiera, ed alla fine si è stabilito di deporre le corone di rito alla lapide dell’Hotel Balkan che ricorda l’incendio del 1920, ed al cosiddetto monumento all’Esodo giuliano e dalmata, inaugurato pochi anni or sono davanti alla Stazione centrale. Inutilmente, il Sottosegretario Menia, sebbene sia un autorevole esponente triestino del Governo italiano, ha evidenziato l’opportunità di recarsi a Basovizza, che se non altro è una grande tomba in cui si richiama alla memoria comune la tragica storia delle Foibe; inutilmente, il Presidente Onorario della Lista per Trieste, Gambassini, ha scritto al Presidente della Repubblica facendo appello all’opportunità di evitare antistoriche provocazioni; inutilmente, si è cercato di ricordare, da parte di talune Organizzazioni, che i fatti del Balkan ebbero origine dal sacrificio di Gulli e Rossi a Spalato e dalle contestuali vicende triestine che provocarono ulteriori Vittime italiane.

    Sarebbe stato meglio accantonare polemiche pretestuose ed agire per opportune vie diplomatiche in modo da “governare” attese di parte altrui che strada facendo sono diventate vere e proprie “pretese”, ma tant’è: alla fine, si raccoglie quello che si merita, a costo di svilire la grande cultura nella bassa politica.

    C’è di più e di peggio. La vicenda, infatti, ha dimostrato che il mondo degli Esuli conta meno del due di picche, pur avendo grandi istanze ideali da promuovere ed importanti interessi legittimi da tutelare, perché è sempre più diviso, iterando la triste immagine dei capponi di Renzo. Non a caso, la proposta compromissoria di omaggiare il Balkan ed il “monumentino” innanzi la Stazione è partita proprio da un’Organizzazione giuliano-dalmata, in spregio totale delle tesi altrui: ora, anche i tre Presidenti sanno ufficialmente che gli Esuli sono capaci solo di baruffare e che le loro attese possono essere gettate alle ortiche senza alcun problema.

    Appena sei anni or sono, il 10 febbraio era stato proclamato “Giorno del Ricordo” dell’Esodo e delle Foibe. Alla luce di queste vicissitudini, sarebbe il caso di modificarne la denominazione, peraltro riduttiva, e sublimarlo in un triste “de profundis”. Purtroppo, non c’è il Comandante capace di promuovere e realizzare una grande e vera “riconciliazione” come quella che chiuse il Natale di Sangue nel celebre “Alalà funebre” di Cosala. Ed i capponi di Renzo, come quelli di manzoniana memoria, continueranno a beccarsi nell’attesa di finire in pentola.

  25. CONCERTO DELL’AMICIZIA DI MUTI A TRIESTE

    http://ladestrafederazioneditrieste.blogspot.com/2010/07/vergogna.html

    VERGOGNA:

    Presidenti di Italia, Slovenia e Croazia saranno a Trieste il prossimo 13
    luglio al Concerto ”Vie dell’Amicizia” di Riccardo Muti.
    Lo ha reso noto il sindaco di Trieste, Roberto Dipiazza,aggiungendo che ”e’
    il coronamento di nove anni di lavoro perla pacificazione. Sara’ un momento
    storico per la citta’ diTrieste e per tutti noi un’emozione straordinaria.
    Sara’ un evento dirompente”. L’evento sara’ preceduto da cerimonie di
    ricordo nell’edificio dell’ex Narodni Dom e dinanzi al monumento all’Esodo.
    (ANSA)

    Tanto per chiarire a chi non sapesse, il Narodni Dom significa Casa del
    Popolo ed era sede di diverse organizzazioni irredentiste slave che già
    allora (1920) anelavano ad impadronirsi dell’ Istria e della Dalmazia.
    In seguito all’uccisione di Tommaso Gulli e di Aldo Rossi a Spalato ad opera
    di elementi slavi, a Trieste si svolsero manifestazioni di protesta anche
    davanti alla Narodni Dom, che era protetta dal Regio Esercito; dalle
    finestre della stessa spararono sulla folla e rimase ucciso un tenente dell’
    Esercito fatti che scatenarono la reazione della popolazione a seguito della
    quale un deposito illegale di esplosivi e munizioni nascosto all’interno
    della Narodni Dom saltò in aria provocando un incendio che causò vittime fra
    coloro che erano barricati all’interno.
    Equiparare costoro (che oggi sarebbero definiti a ragione terroristi)
    deponendo una corona d’alloro sul luogo, alle centinaia di migliaia di esuli
    e profughi dall’Istria da Fiume e dalla Dalmazia che alla fine della seconda
    guerra mondiale furono costretti a lasciare le loro case e tutti i loro
    averi per sottrarsi alla pulizia etnica scatenata contro di loro dalla
    Yugoslavia di Tito, ripeto è assolutamente vergognoso!!!!
    Tenendo anche conto che, ipocritamente, i tre “presidenti” (virgolette e
    minuscole sono volute) deporranno una corona di alloro davanti ad una
    “targhetta” che ricorda l’Esodo, essendosi i due presidenti “slavi”
    rifiutati di deporre una corona alla Foiba di Basovizza, Monumento nazionale
    che ricorda gli oltre 12.000 infoibati a fine guerra dai miliziani titini
    durante i quaranta giorni dell’occupazione yugoslava di Trieste.
    Altro che evento dirompente e pacificazione. Si vergogni il sindaco di
    centrodestra di Trieste ad usare queste parole!!!!!

  26. «Nessuna pacificazione per il concerto di Muti»

    il Piccolo — 19 luglio 2010 pagina 10 sezione: TRIESTE

    «Le cerimonie dei tre presidenti, svoltesi all’ex Hotel Balkan e al monumento all’Esodo, non hanno costituito un atto di pacificazione ed è patetico che si continui a indicarlo come tale». Questo il commento del presidente dell’Unione degli istriani, Massimiliano Lacota, in calce alle manifestazioni di martedì. Dopo aver rimarcato “la totale assenza di gente”, Lacota ha affermato che “si sarebbe invece registrata una massiccia presenza di esuli in un luogo diverso, cioè alla Foiba di Basovizza. Tutto questo – ha aggiunto – è stato un chiaro segnale del rigetto di una simile cerimonia da parte dei triestini e degli esuli istriani, contrariamente a quanto evidenziato dal presidente della Federazione delle associazioni degli esuli, Renzo Codarin, e di quello dell’Anvgd, Lucio Toth».. L’Unione degli Istriani, in un comunicato, si rammarica come “la causa della magra accoglienza riservata da Trieste al Presidente Napolitano sia riconducibile a proposte nate da esponenti nominati nel panorama associativo della diaspora giuliano-dalmata». Il presidente dell’Unione ha poi annunciato che, a breve, “saranno resi noti i risultati di un sondaggio che sconfessano quelli fuorvianti presentati da Anvgd e dal Cdm».

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