Spie? No grazie
29 giugno 2009 | Di Staff Messina News | Categoria: Esteri
L’Iran non gradisce “rivoluzioni colorate”
Otto dipendenti iraniani dell’ambasciata britannica a Teheran sono stati arrestati con l’accusa di aver partecipato alle proteste post-elettorali in Iran. Lo ha riferito l’agenzia stampa semi-ufficiale Fars. “Otto dipendenti locali dell’ambasciata britannica che avevano avuto un ruolo considerevole nelle recenti proteste sono stati presi in custodia”, ha fatto sapere Fars, senza citare fonti.
Gli arresti hanno suscitato l’ira di Londra, per la quale l’operazione è un “abuso” e una vera e propria “intimidazione”. La Gran Bretagna ha chiesto la loro immediata liberazione. La notizia precede di poche ore la dura reprimenda del rieletto presidente Ahmadinejad, che aveva attaccato l’Occidente, reo di interferire pesantemente nella crisi iraniana post-voto.
Intanto il candidato riformatore iraniano Mehdi Karrubi ha chiesto una commissione indipendente che prenda in esame tutto il processo elettorale per le presidenziali, respingendo al contempo quella proposta dal regime di Teheran, che comunque ritiene legittimo e valido il risultato del voto. Lo afferma lo stesso Karrubi in una lettera pubblicata dal giornale Etemad Melli. Mousavi chiede invece, in modo esplicito, non solo la fine delle repressioni, ma una nuova tornata elettorale.
Khamenei: “Da Occidente commenti idioti”
Nuovo attacco del regime iraniano all’Occidente. L’ayatollah Alì Khamenei, guida suprema del Paese, ha definiti “idioti” i commenti dei leader occidentali alle elezioni presidenziali. Lo ha riferito la tv di Stato. Khamenei ha poi avvertito gli oppositori interni che chi non accetterà di seguire “le vie legali” nel protestare contro il voto del 12 giugno, dovrà affrontare conseguenze “più amare” di quelle viste finora.
“Duemila arresti, centinaia di dispersi”
Sono oltre duemila le persone arrestate in Iran, e centinaia quelle scomparse nel corso delle manifestazioni contro i risultati delle elezioni presidenziali annunciati dal governo. Lo rende noto la Federazione internazionale dei diritti umani. (tgcom)


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