De rerum… cannabis
16 luglio 2008 | Di ggv84 | Categoria: Focus
Vi siete mai chiesti come mai Luciano Onder per parlare di marijuana nelle sue rubriche Tg2 salute e Medicina trentatré non ha mai invitato tossicologi ma solo psichiatri? Forse perché non c’erano tossicologi disponibili a fare marchette? O più semplicemente un ennesimo caso d’informazione falsata?
La risposta esatta sembrerebbe la seconda, considerando la falsità delle informazioni uscite dalla bocca degli psichiatri ospiti. Esempi? “La marijuana è una droga che produce abbastanza rapidamente dipendenza”, “i soggetti se stimolati hanno delle reazioni violentissime, spaccano tutto”, “l’uso porta all’utilizzo anche di droghe pesanti”, ecc. Guardare per credere!
Da studente di medicina e chirurgia (dopo aver già studiato tra l’altro Farmacologia e Tossicologia) mi sembrava giusto dunque fare delle dovute precisazioni definitivamente su questo discusso argomento. Per farlo, riporto qui due affidabili testi: il libro utilizzato dagli studenti dell’Università di Messina (“Farmacologia” di H.P. Rang, M.M. Dale, J.M. Ritter e P.K. Moore) e “Il dizionario medico” (in collaborazione con la Fondazione Umberto Veronesi):
Effetti farmacologici: il THC (cannabinoide) agisce principalmente sul SNC, producendo una miscela di effetti psicotomimetici e depressivi insieme con vari effetti a livello centrale e periferico di tipo autonomo.
I principali effetti soggettivi nell’uomo consistono in:
- Una sensazione di rilassamento e di benessere non diversa da quella prodotta dall’etanolo, ma non accompagnata da aggressività
- Una sensazione di consapevolezza sensoriale acutizzata, con suoni e visioni che sembrano più intensi e fantastici.
Questi effetti sono simili, ma solitamente meno pronunciati, rispetto a quelli prodotti da altri farmaci psicotomimetici come l’LSD. I soggetti riportano che il tempo passa in modo estremamente lento. Le sensazioni allarmanti e i deliri paranoidi che spesso di verificano con l’LSD vengono osservati raramente dopo assunzione di cannabis.
Gli effetti centrali, valutabili sia sull’uomo sia da studi sugli animali, comprendono:
- Scarse prestazioni in semplici prove di apprendimento e danno alla memoria a breve termine – la sensazione di grande fiducia e di aumentata creatività non riflette il risultato della prestazione eseguita
- Scarse prestazioni in prove di coordinazione motoria (ad es. la guida di un automezzo)
- Catalessi – adozione di una posizione fissa immobile
- Analgesia
- Azione antiemetica (contro vomito e nausea, ndr)
- Aumento dell’appetito
Gli effetti periferici principali:
- Tachicardia, che può essere prevenuta da farmaci che bloccano la trasmissione simpatica
- Vasodilatazione, che è particolarmente marcata sui vasi della sclera e della congiuntiva, producendo i caratteristici occhi arrossati dei fumatori della cannabis
- Riduzione della pressione intraoculare
- Broncodilatazione
[…]
Gli effetti della cannabis sulla pressione intraoculare, sul muscolo liscio bronchiale, sulla percezione del dolore e sul riflesso del vomito sono di potenziale valore terapeutico, e alcuni derivati cannabinoidi, ad esempio il nabilone, sono stati sviluppati come agenti terapeutici. La loro utilità viene limitata dai marcati effetti centrali prodotti da questi composti, come le possibili proprietà di indurre assuefazione.[…]
Gli effetti si manifestano pochi minuti dopo l’inizio dell’inalazione […] Una comune dose non dà complicazioni e gli effetti si esauriscono entro un’ora.
Tolleranza e dipendenza: la tolleranza alla cannabis e la dipendenza fisica, sono piuttosto limitate e si verificano principalmente nei forti consumatori. I sintomi da astinenza sono simili a quelli da astinenza da etanolo o da oppiacei, vale a dire nausea, agitazione, irritabilità, confusione, tachicardia, sudorazione e così via, ma sono relativamente leggeri e non portano a un desiderio compulsivo di assumere il farmaco. Con la cannabis non sembra verificarsi dipendenza psicologica, e complessivamente non può essere classificata come tossicomanigenica.
Effetti indesiderati: il THC è relativamente sicuro in caso di sovradosaggio, producendo confusione e sonnolenza, ma non effetti respiratori o cardiovascolari che possono essere letali. Riguardo a questo risulta più sicuro della maggior parte delle sostanze di abuso, particolarmente degli oppiacei e dell’etanolo. Anche a basse dosi, il THC e i suoi derivati sintetici come il nubilone, producono euforia e sonnolenza, qualche volta accompagnate da alterazioni sensoriali e allucinazioni. Questi effetti, insieme con le restrizioni legali sull’uso del THC, precludono la diffusione dell’uso terapeutico dei cannabinoidi. È stato rilevato un aumento dell’incidenza di rotture cromosomiche nei leucociti circolanti. Queste rotture non sono comunque un effetto esclusivo della cannabis, e studi epidemiologici non hanno mostrato alcun aumento nel rischio di informazioni fetali o di cancro tra gli utilizzatori di cannabis.
Nell’uomo si verificano alcuni effetti endocrini, come la riduzione dei livelli plasmatici di testosterone e una riduzione del numero di spermatozoi. […]
È molto difficile accertare l’evidenza che la cannabis determini cambiamenti psicologici a lungo termine. È stato suggerito che può causare schizofrenia e che porta a uno stato di apatia che si aggrava progressivamente, ma è molto difficile attribuire responsabilità esclusivamente alla cannabis, persino quando viene trovata un’associazione positiva tra l’assunzione del farmaco e il comportamento. […]
Uso clinico della cannabis: evidenze aneddotiche suggeriscono che fumare cannabis possa essere efficace in molte condizioni, in particolare nelle seguenti: sollievo dal dolore e dagli spasmi muscolari associati alla sclerosi multipla; sollievo da altri tipi di dolore neuropatico cronico, incluso quello correlato all’Aids; aumento dell’appetito e prevenzione del deperimento dovuto all’Aids; sollievo dalla nausea indotta dalla chemioterapia; terapia del glaucoma. […] In seguito alla pressione pubblica, il Governo del Canada ha diminuito le restrizioni, permettendo l’uso della cannabis in alcuni casi clinici.
L’assunzione saltuaria non costituisce problema medico. L’uso della canapa indiana è spesso stigmatizzato come via di accesso ad altre sostanze stupefacenti, ma tale concetto va ridimensionato, perché solo una esigua minoranza di consumatori passa a droghe pesanti (eroina, cocaina, ecc.)
Tornando dunque alla domanda iniziale, appare evidente come il discorso “marijuana si, marijuana no” sia dettato da questione d’ideologie, più che da un discorso di salute o di società (per quanto giuro di aver visto con i miei occhi militanti di Forza Nuova fumare canne). Non sembra un caso, d’altronde, che il direttore del TG2, Mauro Mazza, sia stato messo al suo posto da Gianfranco Fini, suo ex collaboratore ai tempi del Secolo D’Italia.
Il mio consiglio è, dunque, di prendere visione di un documentario intitolato L’erba proibita, con interessanti approfondimenti, dal punto di vista scientifico, politico, sociale, economico, e non solo. Imparerete delle cose molto interessanti che nessuno ha avuto il coraggio di dirvi… Un esempio? Agli albori, la canapa fu vietata dal governo americano (scegliendo su una trentina di studi, l’unico che ne parlava malissimo) perché dava fastidio ai petrolieri, in quanto le faceva concorrenza: più pulita e più economica… si sarebbe risolto il problema dell’inquinamento e del caro benzina in un colpo solo. Roba che, a confronto, persino l’olio di colza rifiutato dal governo Berlusconi sembra obsoleto!
Nell’attesa che Onder inviti un neurologo per parlare di prostata, e che Fini e Giovanardi facciano una legge che paragoni il caffè alle droghe pesanti (considerando che effettivamente provoca molta più dipendenza della cannabis), pongo una domanda: se proprio si deve vietare l’assunzione di marijuana, non si potrebbero fare delle convenzioni almeno per i malati di sclerosi multipla, morbo di Parkinson, epilessia, tumori, Aids, glaucoma, ecc.? Magari mettendo da parte gli ideali, i pregiudizi, la bigotteria e le credenze popolari?


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A me sembrerebbe più logico vietare la vendita e l’uso delle bevande super-alcoliche che ogni giorno in maniera diretta (cirrosi epatica) o indiretta (incidenti stradali) provocano dei morti! Non ricordo invece di morti causate da assunzione di marjiuana…
Io sono un non-fumatore ma ritengo che se lo stato avesse il monopolio sulla vendita della “cannabis sativa” (marjiuana) darebbe anche un duro colpo alla criminalità organizzata che su questo spaccio ci fa milioni di euro,senza contare che si risanerebbe il bilancio dello stato!
Il problema, come al solito, è culturale. Non è questione di essere permissivisti o proibizionisti, o di chiedersi se la droga faccia meno male del tabacco. Bisogna piuttosto domandarsi quale sia il ruolo che deve avere lo Stato di fronte a questo determinato problema. Lo Stato deve diventare spacciatore mandando un messaggio chiaro ai giovani, “sballarsi è sano e divertente”, perchè deve lucrarci su? (un po’ come già fa con il gioco del Lotto…). Oppure lo Stato deve fare in modo che sempre meno giovani abbiano come unico scopo della vita sballarsi tutto il giorno? Dicevamo che serve “cultura”: cultura intesa nel senso di sapere osservare un fenomeno da tutte le angolazioni. E in questo caso il fenomeno parla chiaro: centinaia di migliaia di ragazzini dagli 11 anni in su che vivono per drogarsi (allucinante il servizio trasmesso su “Annozero” qualche mese fa, con ragazzini e ragazzine che si “stonavano” dalla mattina alla sera). E allora, a quelli che ancora si salvano e dicono “la mia droga è la vita”, lo Stato non può certo offrire la canna. (che poi che gusto ci sia a “stonarsi” perchè te lo dice lo Stato, bisognerebbe capirlo).
Dunque al bando sciocchi luoghi comuni.
Le droghe leggere sono tollerate dallo Stato: oggi chi vuole farsi una canna deve solo recarsi in un qualsiasi liceo e chiederla.
Le droghe leggere creano un’ enorme dipendenza che non è quella di carattere tossicologico, ma psicologico. Ci sono ragazzi dal carattere forte che riescono a svegliarsi in tempo e a liberarsi da quegli “amici” da non frequentare. Altri invece si trovano ancora nei centri sociali, hanno iniziato con l’erba e finiscono con la cocaina o con l’alcol.
E allora ben venga sapere che le droghe leggere non fanno più male dell’alcol o delle sigarette, ma chiediamoci perchè un ragazzino di 11 anni preferisce fumarsi una canna piuttosto che giocare una partita a calcio.
Ecco un vecchio articolo per riflettere ancora:
http://www.imgpress.com/notizia.asp?idnotizia=22427&idsezione=2
X Ares: il problema è proprio questo! Lo stato con l’alcool e le sigarette ci guadagna! Il paradosso è che negli autogrill (almeno fino a qualche tempo fa, ora nn so) la notte non puoi ordinare un caffè x tenerti sveglio, ma una sambuca si…
X Vincenzo: lo stato dovrebbe essere “sincero”, ovvero aldilà del proibizionismo o del permissivismo, dovrebbe INFORMARE! Far capire che la marijuana è (come) un farmaco, e come tale ha sia effetti benefici, che effetti collaterali. Tanto x intenderci, ciò che molti hanno voluto nascondere, è che dopo la Fini-Giovanardi è aumentato il consumo di droghe pesanti (sia x l’ignoranza che stava cominciando a prendere piede, sia xkè il mercato nero si è adeguato con i prezzi). Io non intendevo lanciare “legalizzala”, ma almeno evitare che chi ha le suddette patologie debba andare all’estero x attenuarne la sofferenza… A meno che non li mandiamo direttamente nei licei… “we cumpà, falla girare che mi devo curare!”
Per delle interviste a ragazzi messinesi pro e contro il consumo di marijuana, e per una panoramica legislativa in merito, potete consultare l’articolo: http://www.messin.it/?p=6092
(Ricambio Link)
Quel filmato con Cassano va contestualizzato! il prof. parla di persone predisposte alla patologia psichiatrica… dei suoi pazienti.. non parla di persone sane o di disturbi neurodegenerativi, ecc… quindi io condivido quello che dice, le persone con predisposizione ai disturbi psichiatrici o che soffrono di disturbi psichici diagnsticati dovrebbero evitare l’uso di cannabis….