Il ricordo del Vajont, le paure dello Stretto

9 ottobre 2008 | Di ggv84 | Categoria: Focus

A distanza di 45 anni non si può scordare. Non si possono scordare migliaia di persone morte dopo che l’uomo ha, per l’ennesima volta, giocato a braccio di ferro con la natura. E non si può rimanere indifferenti, soprattutto se pensiamo che la catastrofe del Vajont era evitabile!Lo avevano previsto e lo sapevano in molti. Dai progettisti ai geologi. Molti sapevano, ma nessuno parlava, distratto dall’odore di soldi. E chi parlava, come Tina Merlin, veniva denunciata per “diffusione di notizie false e tendenziose atte a turbare l’ordine pubblico”. E invece a turbare l’ordine fu una frana gigantesca che provocò un’onda enorme, trascinando con se quasi 2000 vite umane. Per approfondire i vari aspetti, visitate www.vajont.net

Vajont è il nome del torrente che scorre nella valle di Erto e Casso per confluire nel Piave, davanti a Longarone e a Castellavazzo, in provincia di Belluno (Italia).

La storia di queste comunità venne sconvolta dalla costruzione della diga del Vajont, che determinò la frana del monte Toc nel lago artificiale. La sera del 9 ottobre 1963 si elevò un immane ondata, che seminò ovunque morte e desolazione.

La stima più attendibile è, a tutt’oggi, di 1910 vittime.
Fu aperta un’inchiesta giudiziaria. Il processo venne celebrato nelle sue tre fasi dal 25 novembre 1968 al 25 marzo 1971 e si concluse con il riconoscimento di responsabilità penale per la previdibilità di inondazione e di frana e per gli omicidi colposi plurimi. 

Sono stati commessi tre fondamentali errori umani che hanno portato alla strage: l’aver costruito la diga in una valle non idonea sotto il profilo geologico; l’aver innalzato la quota del lago artificiale oltre i margini di sicurezza; il non aver dato l’allarme la sera del 9 ottobre per attivare l’evacuazione in massa delle popolazioni residenti nelle zone a rischio di inondazione.

Ora Longarone ed i paesi colpiti sono stati ricostruiti.

La zona in cui si è verificato l’evento catastrofico continua a parlare alla coscienza di quanti la visitano attraverso la lezione, quanto mai attuale, che da esso si può apprendere.

Tina Merlin venne considerata una donna, una voce libera (un pò “la Marco Travaglio dell’epoca”). Oggi chi fa le stesse considerazioni sul Ponte sullo Stretto, le centrali nucleari, o qualsiasi altra opera che pone davanti alle vite umane pure questioni di interessi, viene considerato terrorista o nemico del progresso. Dagli assassini. O aspiranti tali.

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  1. Cercàtelo in libreria, è unico sul DOPO Vajont:
    http://www.ponteallegrazie.it/scheda.asp?editore=Ponte%20alle%20Grazie&idlibro=6307&titolo=VAJONT%2C+L‘ONDA+LUNGA

    IL LIBRO (Vajont, l’onda lunga, 14 Euro)
    Dove Paolini finisce, comincia una MAFIA. Tuttora operante.

    Dell’onda alta duecento metri che la sera del 9 ottobre 1963 si abbatté su Longarone, Erto e Casso, Castellavazzo e altri comuni fra Veneto e Friuli, sappiamo quasi tutto. Lucia Vastano prende le mosse da quella notte e in questo libro racconta cosa ne è stato delle tante persone che l’onda non uccise ma sconvolse per sempre, decimandone le famiglie, distruggendone le ragioni di vita, le tradizioni, i pochi beni.
    Racconta della loro rabbia e del loro dolore, della loro speranza di giustizia continuamente delusa; racconta le indecenti trame che grandi potentati industriali come piccole cricche del malaffare hanno ordito alle loro spalle, gestendo i colossali finanziamenti per la ricostruzione; racconta le complicità della politica locale e nazionale; racconta le truffe ai danni della povera gente, indotta con le minacce o l’inganno a firmare tregue con l’enel in cambio di pochi spiccioli; racconta degli attentati continui alla sensibilità dei sopravvissuti e alla corretta memoria storica della tragedia. Una tragedia che non è mai finita, una tragedia che è l’emblema di tutte le tragedie ecologiche e industriali, causate dall’avidità e dalla cecità dell’uomo.

    I GIUDIZI

    “Questo libro-inchiesta restituisce la parola alle vittime: i morti e i sopravvissuti; l’umanità ferita, traumatizzata, umiliata. Lucia Vastano racconta una storia di vinti, da mettere vicino a quelle scritte da Nuto Revelli. E, come quelle, a permanente monito contro i soprusi, l’arroganza, la violenza del potere.”
    dalla prefazione di Paolo Cacciari

    Petizione Vajont online: http://www.petitiononline.com/vajont05/

    Segnalo questo video all’indirizzo Le IENE/GOLIA: Vajont2007
    http://www.iene.mediaset.it/video/video_3818.shtml?flv

    Tiziano Dal Farra, Udine

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