Frankie Hi-NRG Mc – DePrimoMaggio

9 aprile 2008 | Di ggv84 | Categoria: Musica e Arte

24032008113349.jpgCi sono domande che mi sorgono spontanee da un po’ di tempo: ma Frankie Hi-Nrg non aveva promesso che non sarebbe mai andato a Sanremo? (possibile risposta: c’è andato anche Stevie Wonder… perché non provare a portare il rap in quello che nel bene e nel male è lo specchio dell’Italia?). Come mai ultimamente a Sanremo escono canzoni con bei testi impegnati? (possibile risposta: forse perché non c’è Berlusconi). E cosa è saltato in mente a Pippo Baudo di mettere in giuria gente come Fede, Mughini e Boncompagni? (alla faccia di chi diceva che i cantanti erano di sinistra!).
Aldilà di questo, sappiamo qual è la specialità della casa di Frankie: il “potere alla parola” come cantava in quel meraviglioso album di 15 anni fa intitolato Verba manent. Di contro, sappiamo anche che il tempo è passato, ma il suo flow  è rimasto quasi uguale (purtroppo), viaggiando su dei beat elettronici più o meno discutibili.
Ebbene, nemmeno questo album si discosta molto da tali considerazioni. Ma andiamo con ordine.
La prima delusione si ha leggendo la tracklist: appena 10 pezzi (di cui 2 skit) per una durata complessiva di circa mezz’ora… Pochino per un album rap, ma tutto è relativo. Meglio pochi ma buoni.
S’inizia discretamente con Pugni in tasca… senza entusiasmare eccessivamente, s’intenda! Una sorta di “preparazione” al singolo.
Essendo “De primo maggio”, è il lavoro a fare da protagonista, più nel male che nel bene: Direttore, lettera di un dipendente al datore di lavoro, caratterizzata dal ritornello semplice ma tutto sommato efficace di Giorgia… mi stavo giusto domandando come mai pochi rapper hanno notato la conversione della cantante romana all’r’n’b! Qualcuno ha intanto gridato al plagio, considerando che tratta praticamente dello stesso argomento di Fabri Fibra (il quale è stato lodato pubblicamente da Frankie in recenti interviste) in Rap in vena, ma non sono di quest’avviso. Quello che delude è semmai il flow di Frankie… troppo simile a quello di suoi passati successi (nel caso specifico Generazione di mostri)! Analogo discorso per Precariato, con riferimenti che si estendono anche ai misteri e agli scandali italiani.
Ad ogni modo, belli gli sfoghi che possono rappresentare fedelmente due inni dei lavoratori italiani.
Il momento più alto del disco è proprio Rivoluzione, a mio parere il migliore presentato a Sanremo quest’anno. Introdotto da un campione di Fabrizio De Andrè (La bomba in testa) e la tromba di Roy Paci, davanti alla platea dei benpensanti (proprio quelli che criticava nel tormentone del ’96), Frankie invoca il cambiamento del sistema bussando al portone di questo, per poi rimandare perché la tivvù non vuole… Volendo, non è un concetto originalissimo, considerando che Gil Scott Heron già nei primi anni ’70 recitava Revolution will be not televised… ma non si deve mai negare la realtà, sia davanti ad una platea di benpensanti che davanti al popolo del 1° maggio! Quasi un inno degli amici di Beppe Grillo, insomma!
Evitabile a mio avviso la cover di Chicco e Spillo, che ha come unico pregio quello di avere un’atmosfera più cupa e dunque più adatta alla storia dei due delinquenti dilettanti (particolarmente nel finale)… Una sorta di prolungamento di Rapcital dunque, con la differenza che il pezzo era di Bersani (non il ministro!), il quale potrà vantarsi di aver avuto più di una cover, dopo Laura Pausini.
Interessante Anoniman, una sorta di Uno, nessuno e centomila in chiave moderna, in cui si descrive un “supereroe”, figlio di una società che tende ad annullare le differenze e a conformare l’individuo, con lo scopo ultimo di fregare il prossimo.
Drammatico invece il risultato di Il giocattolo e Squarto uomo, in cui oltre al flow paleolitico si aggiunge l’eccessivo uso dell’elettronica a rendere meno pungenti (e a tratti addirittura fastidiosi da ascoltare) pezzi che in realtà sarebbero anche interessanti: il primo sulla difesa personale, il secondo sulla cronaca nera rapportata ai media. Peccato che sembra di sentir rappare un robot!
A risollevare le sorti nel finale ci pensa una skit, come quelle che hanno fatto la fortuna di Ero un autarchico (come dimenticare Antonio Rezza?!): è Ascanio Celestini che con il suo inconfondibile stile grottesco ritorna sull’argomento precariato, e nello specifico allocato nei tristemente noti Call-center. Per ridere riflettendo!
Tirando le somme, mi ritrovo a fare quasi gli stessi discorsi di 5 anni fa con Ero un autarchico, ovvero: testi interessanti (ma in questo caso non esattamente “geniali”), produzioni meno, eccessivo uso dell’elettronica (e non solo chitarre, purtroppo, ma sound quasi techno), e flow stile primi anni 90. L’impressione è che dopo oltre 15 anni d’onorata carriera, Frankie si stia arrugginendo poco a poco. I buoni intenti ci sono e i gradevoli episodi pure, ma non sembra essersi spaccato il cervello nel realizzare questo album. Se fosse una pagella, si potrebbe scrivere: il ragazzo è intelligente, ma non si applica. Un’altra occasione persa per droppare un classico.
Sarà anche un disco buono per il primo maggio… ma per i restanti 364 giorni?

 

Tracklist:

1. Pugni in tasca
2. Direttore (featuring Giorgia)
3. Rivoluzione (featuring Roy Paci & Enrico Ruggeri)
4. Chicco e Spillo (featuring Samuele Bersani)
5. Precariato (featuring Paola Cortellesi)
6. Anoniman
7. Il giocattolo
8. Mattatoy (featuring Gianluca Nicoletti)
9. Squarto uomo
10. Call-center (featuring Ascanio Celestini)

Da ascoltare: Direttore, Rivoluzione, Precariato, Anoniman, Call-center

Similar Posts:

Tags: , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,
Email This Post Stampa questo articolo

Lascia un commento