Genio Pd

2 marzo 2009 | Di Staff Messina News | Categoria: Focus, Politica

franceschiniFranceschini propone di dare lo stipendio anche ai disoccupati

ma Berlusconi risponde picche


BRUXELLES – “L’assegno di disoccupazione non è sostenibile. Ci costerebbe 1,5 punti di pil, abbiamo un debito troppo alto”. Silvio Berlusconi boccia la proposta avanzata 24 ore prima dal segretario del Partito democratico, Enrico Franceschini (un assegno mensile di disoccupazione per chi perde il lavoro) e, riguardo al problema degli asset tossici, al termine del vertice straordinario della Ue a Bruxelles si dice “soddisfatto” perché “non riguarda le nostre banche”.

“Banche italiane, le meno toccate”. Durante il vertice, spiega il premier nel corso della conferenza stampa, “ci è stata riconosciuta la primazia dell’intervento fatto dal nostro governo a ottobre, quando abbiamo dichiarato che mai nessuna banca sarebbe fallita e non ci sarebbero state perdite per i risparmiatori. Le nostre banche sono quelle meno toccate da ciò che invece preoccupa gran parte delle banche di tutti i paesi. E quel poco che c’è – aggiunge – dipende dal fatto che alcune banche hanno comprato banche estere, soprattutto nell’Europa dell’Est”.

Tremonti bond, una sola banca interessata. Fino ad oggi una sola banca italiana ha mostrato un certo interesse ai “Tremonti bond”, ma è un interesse che ancora non si è concretizzato. Berlusconi ha spiegato che il governo “insiste affinché le banche continuino a fare le banche” e quindi a prestare soldi alle imprese.
“Ma le banche italiane non hanno problemi, e si stanno impegnando con il governo ad ampliare il credito alle imprese”.

“Assegno di disoccupazione, non sostenibile”. Quanto all’assegno di disoccupazione proposto dai democratici, il governo “vorrebbe fare molto di più”, ha detto Berlusconi, ma “noi viviamo in Europa e quindi abbiamo vincoli europei” e un provvedimento come quello proposto dal Pd, “che costerebbe 1,5 punti del pil, non è sostenibile”: “Un ulteriore innalzamento del debito pubblico comporterebbe da un lato uno spread sul nostro costo degli interessi passivi sulle nostre emissioni di titoli del debito pubblico, dall’altro addirittura la possibilità che non ci siano risposte alla nostra emissione di titoli pubblici, se il nostro debito fosse troppo elevato”. (La Repubblica)


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