I gay non sono diversi

13 ottobre 2009 | Di Staff Messina News | Categoria: Politica

luxuriaCon buona pace di Luxuria e della Concia

L’ennesima proposta di legge contro gli omosessuali non è passata. Tempi duri invece per gay esibizionisti e attaccabrighe (che in questi giorni si sono dati parecchio da fare*). Intanto, però, il Parlamento continua ad occuparsi di cose inutili, anzichè pensare ai veri problemi del Paese.

Rassegnamoci, ieri Veltroni organizzava manifestazioni a Castel Volturno solo dopo l’uccisione, per mano della camorra, di sei immigrati (finchè morivano italiani tutto bene, tutto nella norma), oggi la Sinistra terminale si aggrappa al vecchio cavallo di battaglia che ha già portato alla sconfitta l’estrema sinistra. Luxuria, infatti, non tira più da tempo…

Intendiamoci, questo è il miglior governo degli ultimi 20 anni, ma nessuno a Sinistra è in grado di esprimere una politica nazionale; sono tutti attaccati ai poteri forti stranieri che hanno di mira un nuovo golpe, e questa non è sicuramente una bella cosa per nessuno.

Santoro e Travaglio si lamentano della censura e vanno infatti in televisione in prima serata, o scrivono su giornali a grossa diffusione nazionale. Santoro basa la trasmissione su “pentiti” e puttane. Pentiti: chi si ricorda di quel Brusca, oggi libero e pagato dallo Stato, nonostante abbia ucciso oltre cento persone (e sciolto nell’acido un bambino)?. Puttane: la D’Addario è andata con il registratore in casa del Premier per far sesso con lui e poi ricattarlo, ma in quale Paese civile sarebbe stata ascoltata una persona che racconta senza vergogna queste cose?

Insomma, la situazione è chiara. Si può pure protestare per i diritti degli esibizionisti e chiedere ai giudici di arrestare Berlusconi, ma quale è l’alternativa?

Di Pietro? Che non fu nemmeno capace di farsi nominare ministro della giustizia e che, soprattutto, non ha un programma. Alzi la mano chi non ha mai commesso una, seppur piccola, infrazione. Bene, fra i politici sono pochi quelli che non hanno commesso reati, a volte anche gravi. Lo stesso Di Pietro li ha commessi e si rifugia, esattamente come Berlusconi, dietro l’immunità, solo che a Berlusconi i giudici hanno dichiarato guerra da tempo, Di Pietro invece è stato giudice (uno dei peggiori).

Fini? Che sarebbe capace di vendere sua madre pur di salire di un gradino nella piramide del potere (ma dubitiamo arrivi in cima e, soprattutto, che riesca a restarci). Fini che non ha idee ma svende le idee. Uno che ieri parlava di “fascisti nel 2000″ e solo qualche anno dopo considerava i fascisti il “male assoluto”. Solo gli stolti non cambiano idea, e su questo siamo d’accordo. Ma Fini non era militante del “male assoluto”, era il capo di quello che era considerato in Italia il fascismo. Due sono allora le cose: o era male assoluto lui, o era un imbecille. E se era il capo del male assoluto, è bastato poi cambiare idea ed entrare così nel governo proprio perchè capo di quel “male assoluto”? Si è bastato. Ha fatto in questo modo carriera, ha fatto arricchire molti, ma, ed è questo che ci interessa, NON HA FATTO MAI POLITICA. Tutte le idee del vecchio Msi prima e di An poi sono state ribaltate, An è stata infine fagocitata dal Pdl di Berlusconi. E non sorprende che Fini sia ora pronto a rinnegare pure il Pdl. Le uniche idee
che gli restano sono quelle che i poteri forti gli mettono in bocca. Insignificante, ma pericoloso

Franceschini? Prodi? D’Alema? Sarebbe sempre una minestra riscaldata.

Casini? Alla Democrazia Cristiana abbiamo già dato, per carità..

No, non c’è alternativa a Berlusconi, almeno che non si voglia lasciar cadere il Paese nel caos più totale, vivere insomma in uno Stato senza idee e con regole imposte dall’estero. Ciò non è accettabile, nè da chi, come noi, ritiene quello di Berlusconi un buon Governo, nè da chi non è affatto d’accordo con questa considerazione, ma non vorrebbe certo il ritorno di Prodi, o un Governo di Fini o di Di Pietro (o, peggio, di Casini).


*negli ultimi giorni le presunte aggressioni ai gay, denunciate ai giornali, si sono centuplicate….ma certo, è un caso…


ROMA – Il Pd perde la battaglia sulla legge sull’omofobia, che viene bocciata alla Camera; ma anziché scagliarsi contro il centrodestra si avvita nell’ennesima querelle interna; e si scontra con un un nuovo caso-Binetti: la parlamentare Teodem, infatti, ha unito il suo voto a quello del Pdl suscitando un putiferio nel partito, con Ignazio Marino che addossando la responsabilità al segretario del partito, gli ha chiesto di intervenire. E Franceschini non si è sottratto: in serata ha espressamente detto che per la Binetti ora “si pone un serio problema di permanenza nel partito” perché la “grave” posizione assunta va “contro i principi” del partito. “Alla buon’ora”, ha risposto a stretto giro il bersaniano Roberto Gualtieri, per il quale Franceschini deve “riflettere sul dilagare di casi di coscienza che si sono succeduti in questi due anni di gestione del Pd”.

Ad aprire il fuoco Paola Concia, presentatrice e relatrice del provvedimento, che ha accusato i vertici del gruppo di aver sbagliato tattica, insinuando che l’errore sia avvenuto “per ragioni congressuali”. La Camera, grazie ai voti del Pdl e della Lega, ha approvato le pregiudiziali di costituzionalità al provvedimento presentate dall’Udc, affossando così il testo. Poco prima era stata votata la richiesta della presidente della Commissione, Giulia Buongiorno, di rinviare il testo in commissione per un approfondimento, e il Pd aveva votato contro, concorrendo assieme a Idv e Pdl, a proseguire l’esame che sarebbe scaturito nella successiva bocciatura. “Il rinvio era meglio – ha detto Concia quasi urlando – il Pd ha sbagliato tattica, non doveva votare contro, si sapeva che nel voto sulle pregiudiziali finiva così. Il gruppo ha sbagliato e non mi stupirei se per ragioni congressuali”.

La tesi di Concia è stata sostenuta anche da altri deputati, come Ileana Argentin, come la stesa Concia schierata con Ignazio Marino al congresso, che ha criticato in Transatlantico il capogruppo Antonello Soro. La tesi è però respinta da chi ha gestito il dossier, cioé la capogruppo in commissione Giustizia, Donatella Ferranti, e i due vicepresidenti, Marina Sereni e Gianclaudio Bressa. Questi in aula aveva detto che il Pd avrebbe accettato il rinvio se il Pdl si fosse impegnato a indicare una data certa, per esempio novembre,per riportarlo in aula. Impegno che però il capogruppo del Pdl Fabrizio Cicchitto ha rifiutato. Come se non bastasse oggi Paola Binetti si è smarcata per l’ennesima volta, votando a favore delle pregiudiziali dell’Udc. “Il testo era ambiguo – ha spiegato – perché rischiava di introdurre un reato di opinione”. La legge oltre alle aggravanti per i reati di violenza con matrice omofobica, prevede anche sanzioni contro espressioni discriminatorie. “Rivendicare la superiorità del matrimonio – ha aggiunto – sarebbe diventato un reato”. Obiezione che era stata in passato avanzata da esponenti della Cei. La soluzione, per Binetti, era tornare in commissione e separare le due parti della legge. Appreso il voto della deputata Teodem, il segretario Dario Franceschini aveva subito detto che “é un problema”.

Ma i deputati della mozione Marino erano insorti chiedendo la testa della parlamentare. In una giornata infuocata per il Pd è stato deciso poi che l’atteso confronto televisivo fra i tre candidati si terrà venerdì prossimo alle 15 su Youdem. Una soluzione che non è piaciuta a Ignazio Marino, che ha invocato più faccia a faccia e più spazi tv. “In quanti saranno a vedere il confronto alle 15 su Youdem? Quanti sanno cos’é Youdem?”, si è chiesto il parlamentare chirurgo che si è così rivolto a Bersani: “Dica sì ad un dibattito serio, pacato, ma vero anche su Rai, Mediaset e qualunque tv ci chieda di confrontarci. Batta un colpo e non dia nulla per scontato: non sottovaluti l’energia potenziale del popolo delle primarie”. (Giovanni Innamorato – Ansa)


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