Il gossip elettorale? Colpa di Berlusconi
6 giugno 2009 | Di Tyler Durden | Categoria: Politica
Per i comunisti messinesi il Premier non doveva difendersi, così non si sarebbe più parlato di Noemi&co…
Non ce ne può fregar di meno delle foto di Berlusconi e delle sue attività nell’intimo delle lenzuola, delle piscine o all’aria aperta.
E non vogliamo parlare neanche dell’uso dei mezzi di stato utilizzati privatamente per feste, festini e public relation…
Anche se su questo ultimo punto ci viene in mente l’art.314 del Codice Penale. Ma si sa, in Italia le leggi non sono valide per tutti. Esiste una “categoria protetta” che non ha l’obbligo del rispetto delle regole.
Purtroppo, però gli addetti alla politica (mass media e personaggi), in questi giorni di campagna elettorale non hanno saputo parlare d’altro.
Venendo al dunque, tutto questo ci fa sorgere qualche domanda: Può un uomo da solo scattare, prima 700, poi 200/300 foto in diverse circostanze e non tutte nello stesso momento, senza che alcuno si accorga di nulla?
Due le ipotesi. La prima è quella più elementare: I “Servizi” italiani e la personale scorta del Presidente del Consiglio non sono capaci di tenere d’occhio tutti quegli ambienti che un capo di governo è solito frequentare (ad esempio casa sua).
In questo caso, e pensiamo ai rapporti internazionali che i nostri Servizi intrattengono con tutto il mondo, vuol dire che siamo in seri guai e che, pertanto, andrebbe rivisto tutto l’intero sistema.
Nel caso contrario, allora la questione si complica ulteriormente e sarebbe interessante capire il perché di tutto questo voluto clamore.
Diciamo voluto clamore, proprio perché, in questo caso, saremmo autorizzati a pensare che si sia volutamente lasciato fare, anzi, si sia insistito perché la cosa diventasse di dominio pubblico. Ma a chi serve? E’ una strategia? Un disegno?
Se pensiamo che persino il diretto interessato, che non è un “uomo qualunque”, un modesto e indifeso cittadino, ma bensì colui che dirige il governo, con tutti i suoi apparati compresi i “Servizi” italiani, e che è responsabile delle condizioni sociali, economiche e culturali di milioni di cittadini, si presta, in prima persona, a far discutere della questione sostenendo l’esatto inverso: Si tratta di cose private (quindi non politicamente discutibili).
Tale affermazione avrebbe un senso se questa venisse fatta in circostanze “riservate”, ma dichiararlo in televisione, strumento che entra nelle case di tutti, è come volere dare in pasto alla pubblica opinione proprio quella che, a parole, viene definita “cosa privata” e, cioè, fare discutere volutamente su una questione che, all’apparenza, sa di gossip.
Ma, continuiamo a ridomandarci, con quale scopo?
Ai posteri l’ardua sentenza.
Antonio Bertuccelli, segretario provinciale Pdci Messina


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Se avessero un pò di dignità dovrebbero quantomeno provare a dire delle indagini in corso sul padre di Noemi
http://www.energiamessinese.it/elio-letizia-indagato-per-rapporti-con-la-camorra-papi-e-padrini-altro-che-gossip
Ma si sa, troppo impegnativo… Rischiano di far perdere Berlusconi, non sia mai!
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Probabilmente miravano a quello quando hanno sferrato l’attacco a Berlusconi. Ormai in Italia quando un pm indaga sul politico, si muove incontrastato un gregge di diffamatori che fa passare per veri fatti che ancora non sono nemmeno accuse, ma oggetto di indagini*. L’importante non è come finisce la vicenda giudiziaria, ma far scoppiare lo scandalo durante la campagna elettorale. Così, puntualmente, la magistratura (una parte pero’, teniamo a ribadirlo) entra a gamba tesa nell’agone politico facendo del vero e proprio terrorismo. Per i pm disonesti è facilissimo mettere in atto questo giochetto che spalanca loro le porte verso favolose carriere e posti di potere che altrimenti non avrebbero mai raggiunto. Ecco allora che inventano reati, passano ai giornalisti amici intercettazioni e documenti, chiudono le indagini nel momento opportuno. Così si infangano intere famiglie e si distruggono le vite delle persone, ma che importa? Tanto il magistrato è tutelato e non sarà mai condannato.
*Travaglio è stato maestro in questo. Un politico è stato a cena nello stesso ristorante dove di solito mangia un mafioso? Il politico è un mafioso. Naturalmente il “teorema Travaglio” non vale per il suo autore. Infatti Travaglio è stato (è?) amico dell’ex maresciallo Giuseppe Ciuro, condannato in primo grado sia per favoreggiamento semplice (ricordate la vicenda di Cuffaro e Aiello? Per l’accusa Ciuro era la talpa dentro la Dda), sia per peculato (secondo i giudici del Tribunale, Ciuro scaricava immagini pedo-pornografiche dall’ufficio della Procura), ma nessuno dei “puri” gli contesta di essere un mafioso o peggio un pedofilo. Ma se invece l’amico di quel Ciuro fosse stato Berlusconi, cosa sarebbe successo?
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