La democrazia che non conviene
3 ottobre 2008 | Di ggv84 | Categoria: PoliticaIn uno dei suoi migliori monologhi di sempre (La democrazia, precisamente la versione più rara del 1996), Giorgio Gaber diceva: se il popolo ti vota, vuol dire che ha capito, che è consapevole della situazione attuale… sennò è scemo! Per farla breve, è risaputo che in Italia si parla di democrazia solo quando conviene. Riportiamo qui due esempi attuali: il caso Dal Molin (tanto chiacchierato), ma soprattutto il caso della telecabina Val D’Ultimo, in Alto Adige (decisamente meno famoso, ma molto molto significativo).
Il consiglio di Stato ‘boccia’ la delibera di referendum del consiglio comunale di Vicenza sulla base Usa dell’areoporto Del Molin. Si tratta di una delibera ‘illegittima’ nella misura in cui ha per oggetto un auspicio irrealizzabile – quale quello dell’acquisizione della zona areoportuale – sul quale si sono pronunciate sfavorevolmente le autorita’ competenti. Il massimo organo della giustizia amministrativa ha, cosi’, sospeso la decisione del Tar Veneto ‘favorevole’ al referendum, indetto per il prossimo 5 ottobre. (dunque neanche il tempo di un eventuale ricorso, ndr) L’ordinanza, emessa oggi dalla IV sezione del Consiglio di Stato, riunita in camera di Consiglio, “sospende l’efficacia del provvedimento” del Tar che aveva detto no alla richiesta di fermare la consultazione popolare deliberata dal consiglio comunale di Vicenza. Scrivono i magistrati, che ritengono “non condivisibile” l’argomentazione del tar veneto: “l’assenza di danno non e’ sufficiente a sorreggere da sola la pronucia cautelare” poiche’ e’ necessaria una valutazione della “legittimita’ dell’atto” che e’ stato impugnato davanti al giudice amministrativo.
Questa valutazione, allo stato attuale, non puo’ che avere “esito negativo”, posto che la consultazione in questione ha per oggetto “un auspicio del Comune di Vicenza al momento irrealizzabile, quale e’ quello di acquisire un’area sulla cui sdemanializzazione si sono pronunciate in senso sfavorevole le autorita’ competenti” e che la consultazione stessa “appare comunque inutile” laddove si volesse darle una connotazione di tipo patrimoniale. Non occorrono infatti sondaggi per accertare il fatto che i cittadini sono favorevoli ad aumentare il patrimonio del comune in cui vivono. Sarebbe come chiedere loro se sono favorevoli ad aumentare il loro patrimonio personale. (sarà… ma gli aspetti extrapatrimoniali?!, ndr) Non solo “l’esito incerto della consultazione popolare” e’ insito in essa e non puo’ essere – ‘replica’ al tar il consiglio di Stato – assunto “a motivo di irrilevanza del danno” che puo’ derivare dallo svolgimento del referendum.
La bocciatura del Consiglio di Stato del referendum sul Dal Molin per il consigliere regionale dei Verdi Gianfranco Bettin “E’ sicuramente una pagina nera per la nostra democrazia”. “Impedire una consultazione popolare fortemente voluta dall’amministrazione guidata da Achille Variati, per far esprimere la comunita’ locale, e’ un atto – rileva in una nota – arrogante e autoritario” . (fonte: RaiNews24). E anche qui siamo al solito gioco: democrazia che conviene, in questo caso al “populista a convenienza” Berlusconi (stranamente per una volta non critica i giudici), e non conviene ai vicentini.
Ma andiamo adesso in Alto Adige: 19 aprile 2004: appare, sulla stampa locale, un articolo a firma Giorgio Pasetto a commento dei risultati di un interessante referendum: nonostante le pressioni delle categorie economiche, il clima di tensione, l’invito del sindaco all’astensionismo, le minacce, inaspettatamente il referendum consultivo pro o contro la costruzione di una nuova telecabina in Ultental/Val d’Ultimo, aveva superato il quorum richiesto. E il risultato della consultazione lasciava poco spazio alle interpretazioni: il 93% dei votanti era contrario alla realizzazione. La Provincia e il Comune non potranno non tenerne conto. Soddisfazione degli ambientalisti, dei democratici di ogni colore politico e madrelingua, dimostrazione che si può mettere la salvaguardia dell’ambiente, davvero splendido in valle, davanti al bieco interesse di pochi, l’attaccamento dei sudtirolesi alla loro terra dà i suoi frutti, no a un Alto Adige asservito agli impiantisti, finalmente una storia che finisce bene e i cattivi devono restare a guardare. Tarallucci, vino. Sipario.
29 agosto 2008: Franco Bernard e Irene Senfter, candidati dei Verdi alle elezioni provinciali di novembre, vanno a fare una “gita ecologica”, come la chiamano loro, in Ultental:
Lavori per la costruzione della nuova cabinovia in Ultental: “Presso la Äußere Schwemmalm sono in corso impressionanti lavori di scavo mentre il diboscamento per i tralicci della cabinovia ormai ha raggiunto quota 1.900. Contemporaneamente si sta spostando la strada provinciale a Pracupola per ottenere lo spazio necessario per la stazione a valle. Rapidità straordinaria, se si considera il fatto che la concessione per i lavori non è stata emessa prima del giorno 11 agosto 2008.” (fonte: sito dei Verdi – Grüne – Vërc Südtirol/AltoAdige)
Cosa accidenti è successo? I cittadini hanno cambiato radicalmente parere o i loro amministratori se ne sono allegramente fregati, del risultato del referendum, del parere dei loro elettori, del calcolo dei costi a dir poco sorprendente, del dubbio vantaggio per l’economia locale del progetto?
Non si capisce nemmeno molto bene da dove dovrebbero saltare fuori i quattrini per coprire le spese dell’opera: il piano di finanziamento conta di ottenere un contributo da parte della Provincia pari al 75% del costo dell’opera, la legge prevede invece un finanziamento massimo del 45%.
Bernard e Senfter hanno raccolto in valle più perplessità e scetticismo da parte degli abitanti che entusiasmo e aspettative, a fronte di pressioni di ogni tipo da parte dei sostenitori dell’impianto nei confronti di albergatori, artigiani, commercianti, “costringendoli a investire nel progetto, in parte anche indebitandosi, minacciando di tagliare fuori dalla vita economica della valle chi non partecipa“.
I due candidati sostengono inoltre di aver sentito sulla loro pelle la tensione e il clima di intimidazione che aleggia in valle: durante il loro sopralluogo sono stati seguiti da un tizio munito di telecamera che filmava la scena. Quando si è cercato di avvicinarlo per chiedere spiegazioni, il tizio se la sarebbe data a gambe rifugiandosi nel bosco. “Apparentemente aveva l’incarico di documentare l‘eventuale partecipazione di abitanti della Val d’Ultimo…” dicono i due ambientalisti.
A prescindere dalle considerazioni paesaggistiche ed economiche, che hanno comunque il loro grande rilievo, mi domando: a cosa cavolo servono i referendum se lasciano il tempo che trovano? E’ mai possibile che questi reucci si sentano così forti ed intoccabili da poter fare il contrario di quel che ritiene giusto chi li ha votati? In una valle così piccina dove ci si incontra tutti i giorni e bisogna rispondere di persona, guardandola in faccia, alla gente per strada, al bar, dal panettiere, è possibile passare così allegramente sopra alla volontà popolare per l’interesse di pochi?
Chissà se nel 2010 questa giunta comunale sarà riconfermata: in cabina elettorale non c’è nessuno a filmare o a prendere nota nascosto dietro una tenda. (fonte: Terrealte)
sulla nuova base militare DAL MOLIN a Vicenza
È lei favorevole alla adozione da parte del Consiglio comunale di Vicenza, nella sua funzione di organo di indirizzo politico amministrativo, di una deliberazione per l’avvio del procedimento di acquisizione al patrimonio comunale, previa sdemanializzazione, dell’area aeroportuale “Dal Molin” – ove è prevista la realizzazione di una base militare statunitense – da destinare ad usi di interesse collettivo salvaguardando l’integrità ambientale del sito?
Chi vota SI non vuole la nuova base militare DAL MOLIN a Vicenza.
Chi vota NO vuole la nuova base militare DAL MOLIN a Vicenza.
Chi vota SI è favorevole alla proposta dell’Amministrazione. Chi vota NO è contrario
( polls)



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