Vogliono mettere a tacere la rete
25 novembre 2008 | Di Domenico Majorana | Categoria: PoliticaL’informazione in rete fa paura. Questo ormai l’avevamo capito, e si evince dai vari tentativi che diversi parlamentari intendono attuare per mettere il bavaglio a quei siti web che pubblicano in rete notizie di attualità, spesso analizzando i fatti in maniera oggettiva e apartitica, e si propongono come valide alternative ai quotidiani cartacei ormai quasi del tutto sotto il controllo di questo o quel partito politico.
Ultimo in ordine di tempo è un progetto di legge presentato dal deputato del Pdl Roberto Cassinelli, il quale ha avuto il coraggio di definire questo suo ddl “legge salvablog in piena antitesi con il ddl ammazzablog presentato da Riccardo Franco Levi” nella passata legislatura in collaborazione con l’ex premier Romano Prodi. Secondo Cassinelli (e non solo secondo lui) il precedente ddl di Levi, ora ritirato, era una “misura assolutamente illiberale e inaudita che metteva il bavaglio alla libera circolazione delle idee”; il disegno di legge targato Levi infatti imponeva, a chiunque fosse titolare di un sito o un blog l’obbligo di iscrizione al Registro degli Operatori di Comunicazione (Roc, tenuto presso l’Agcom). Ed estendeva alle pubblicazioni su internet le norme sui reati di stampa (primo fra tutti, quello di “stampa clandestina” previsto dall’art. 16 della legge sulla stampa del ’48 per chi non effettuasse l’iscrizione al Roc).
Ora l’onorevole Cassinelli, dopo aver definito il decreto Levi come una “misura assolutamente illiberale e inaudita”, decide di vestire i panni di paladino dell’art. 21 della Costituzione, il quale ricordiamo tutela la libertà di manifestazione del pensiero “con la parola, lo scritto ed ogni altro mezzo di diffusione”, affermando (così si legge nella sua Relazione alla Camera) che “la rete internet sta diventando il mezzo più sfruttato per esprimere e diffondere il proprio pensiero, ed è per questo che va sostenuta e resa sempre più fruibile a tutti i cittadini”. Insomma i propositi sono veramente nobili, ma andiamo a vedere come l’on. Cassinelli intende “sostenere” la Rete.
Il ddl Cassinelli sottoporrebbe all’obbligo di registrazione presso il tribunale (non l’iscrizione al Roc, come prevedeva la legge Levi) ogni sito internet che abbia come scopo “la pubblicazione o la diffusione di notizie di attualità, cronaca, economia, costume o politica” come previsto dall’art. 5 della legge sulla stampa, una legge che risale all’8 febbraio del 1948! Ma che i nostri dipendenti al governo a quanto pare reputano ancora attuale.
Tra l’altro, balza all’occhio la condizione prevista alla lettera “g)” dello stesso ddl, in cui si dice che l’obbligo di registrazione avverrebbe quando “il gestore e gli autori delle pagine vendono direttamente, o comunque percepiscono compensi correlati alla vendita di inserzioni pubblicitarie all’interno delle pagine medesime”; In pratica si riferisce anche alla inserzione di semplici banner pubblicitari e dei diffusissimi annunci Google.
E l’art. 2, comma 2° , rende ancor più chiari gli scopi che il ddl si prefigge (cioè tagliare letteralmente fuori le scomode testate on-line) Escludendo infatti dall’obbligo di registrazione quei siti che hanno “quale scopo unico […] la pubblicazione o la diffusione di idee ed opinione proprie e personali […] sono in ogni caso esclusi dagli obblighi previsti dall’articolo 5 della legge 8 febbraio 1948 n. 47 […]”, ossia la registrazione presso il tribunale. Quindi i blog che informano, per intenderci, di fatti personali come “oggi ho partato la macchina dal meccanico”, della scampagnata sui colli a pasquetta o del difficile esame universitario appena superato, potranno benissimo inserire anche 20 o 30 banner pubblicitari nel loro spazio web e non dovranno essere registrati in tribunale con tutto il dispendio di tempo e denaro che ne conseguirebbe.
In pratica il ddl Cassinelli diventa una farsa, una vera presa per i fondelli, perché nell’invocare il rispetto dell’art. 21 lo riferisce soltanto ai siti che non si occupano di informazione ed attualità.
E questo sarebbe, secondo l’on. Cassinelli, il metodo per sostenere il libero pensiero in rete? In realtà sembra più una legge che di fatto stroncherebbe il circuito dell’informazione in internet di più o almeno tanto quanto avrebbe fatto la legge Levi/Prodi.
Cambiano gli attori ma la trama della commedia (o della tragedia fate un po’ voi) sembra destinata a non cambiare mai.
Fonti: difesadellinformazione.com



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